
Ma quella melodia è nata per caso o è stata volutamente, o magari inconsciamente, ripresa da un’altra?
È una domanda che prima o poi si pone chiunque si occupi di musica, così come i semplici appassionati: basta ascoltare due canzoni che sembrano avere qualcosa in comune per chiedersi se si tratti di una coincidenza, di un’ispirazione o di un vero e proprio plagio musicale.
Robert Plant, storica voce dei Led Zeppelin, ha sintetizzato la questione con una frase diventata celebre: «Ti beccano solo quando sei famoso».
Un’affermazione provocatoria, pronunciata proprio a proposito delle controversie che hanno coinvolto la sua band, ma che contiene una parte di verità: quando una canzone diventa un grande successo, anche una somiglianza musicale può assumere un peso economico e legale completamente diverso.
Ma attenzione: somiglianza e plagio non sono sinonimi.
Il diritto d’autore protegge le opere musicali che possiedono un carattere creativo. Non significa quindi che ogni sequenza di note, accordo o ritmo presente in una canzone possa essere considerato di proprietà esclusiva di chi lo ha utilizzato per primo. La valutazione deve essere fatta caso per caso e può diventare particolarmente complessa quando si discute di elementi musicali comuni, citazioni, arrangiamenti o opere precedenti.
Ecco perché, nei casi che seguono, troveremo sentenze che hanno riconosciuto una violazione, altre che l’hanno esclusa e numerose controversie terminate invece con un accordo tra le parti.
Partiamo dal caso più recente e torniamo indietro di circa sessant’anni, per vedere come è cambiato — e cosa invece è rimasto uguale — nel modo di giudicare le somiglianze musicali.
2023 – Ed Sheeran e Marvin Gaye
Thinking Out Loud – Let’s Get It On
Uno dei casi più recenti e più importanti è quello che ha coinvolto Ed Sheeran.
Gli eredi di Ed Townsend, coautore insieme a Marvin Gaye di Let’s Get It On, sostennero che Thinking Out Loud di Sheeran avesse copiato elementi musicali della celebre canzone del 1973.
Nel 2023 una giuria federale di New York stabilì che Sheeran non aveva violato il copyright.
La vicenda è particolarmente significativa perché la controversia riguardava elementi come progressione armonica e ritmo, che non possono essere automaticamente considerati proprietà esclusiva di chi li ha utilizzati per primo.
Il caso ha avuto ulteriori sviluppi: nel 2024 una corte d’appello federale ha confermato il rigetto di un’altra azione relativa alla stessa canzone, ritenendo troppo comuni gli elementi musicali sui quali si basava la contestazione. Nel 2025 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha poi rifiutato di esaminare il ricorso. (Reuters)
È un caso ideale per capire una delle questioni più difficili del diritto d’autore musicale: due canzoni possono ricordarsi molto, senza che una delle due sia necessariamente una copia dell’altra.
2020-2022 – Katy Perry e Marcus Gray
Dark Horse – Joyful Noise
La vicenda di Dark Horse mostra invece quanto possa essere importante stabilire quale elemento musicale sia effettivamente tutelabile.
Marcus Gray, noto anche come Flame, sostenne che la canzone di Katy Perry del 2013 avesse copiato una breve sequenza musicale di Joyful Noise, del 2009.
Una giuria aveva inizialmente riconosciuto una violazione, ma nel 2020 il giudice distrettuale annullò quel verdetto. Nel 2022 la Corte d’Appello del Ninth Circuit confermò la decisione, stabilendo che l’ostinato contestato era composto da elementi musicali comuni e privi, in quella combinazione, dell’originalità necessaria per essere protetti dal copyright. (Justia Law)
Il caso è importante perché ricorda una cosa fondamentale: non tutto ciò che può essere riconosciuto all’ascolto come “simile” è necessariamente un elemento che il diritto d’autore può proteggere in via esclusiva.
2018 – Lana Del Rey e Radiohead
Get Free – Creep
E arriviamo al curioso seguito della vicenda di Creep (guarda qualche riga più avanti nell’articolo la parte che interessò a loro volta gli stessi Radiohead).
Nel 2018 Lana Del Rey dichiarò pubblicamente che Radiohead la stavano citando per la somiglianza tra Get Free e il loro successo del 1992.
La vicenda fu però più sfumata di quanto raccontarono i primi titoli: Warner/Chappell, editore musicale dei Radiohead, precisò che non era stata depositata alcuna causa giudiziaria, ma che erano in corso discussioni sulla somiglianza tra i due brani.
Qualche mese dopo Lana Del Rey annunciò che la controversia era terminata. Non ci fu quindi una sentenza che stabilisse l’esistenza di un plagio. (Pitchfork)
Un dettaglio quasi paradossale: i Radiohead, che venticinque anni prima avevano dovuto condividere i crediti di Creep con gli autori di The Air That I Breathe, si ritrovavano ora dall’altra parte della barricata.
2015 – Robin Thicke, Pharrell Williams e Marvin Gaye
Blurred Lines – Got to Give It Up
È uno dei casi che più hanno fatto discutere negli ultimi decenni.
Blurred Lines, successo mondiale del 2013 firmato da Robin Thicke e Pharrell Williams, venne contestato dagli eredi di Marvin Gaye per la somiglianza con Got to Give It Up, del 1977.
Nel 2015 una giuria statunitense stabilì che vi era stata violazione del copyright e riconobbe agli eredi di Gaye circa 7,4 milioni di dollari, tra danni e profitti attribuiti al brano.
Il caso divenne particolarmente controverso perché non riguardava semplicemente la riproduzione di una melodia, ma l’insieme di caratteristiche musicali e sonore del brano precedente.
Ed è proprio qui che si apre una delle questioni più difficili del diritto d’autore musicale: quanto può essere protetta l’identità sonora di una canzone e dove inizia invece la libera ispirazione?
2014 – Sam Smith, Tom Petty e Jeff Lynne
Stay With Me – I Won’t Back Down
Nel 2014 la ballad di Sam Smith Stay With Me venne accostata a I Won’t Back Down, composta da Tom Petty e Jeff Lynne.
La somiglianza venne riconosciuta attraverso un accordo e Petty e Lynne furono inseriti tra gli autori del brano.
La quota attribuita a ciascuno fu del 12,5% dei diritti di songwriting, per un totale del 25%. (TIME)
È un altro esempio di come una controversia possa essere risolta senza stabilire giudizialmente un plagio: in questo caso la conseguenza pratica fu soprattutto il riconoscimento di una quota dei diritti d’autore.
2008-2009 – Coldplay e Joe Satriani
Viva la Vida – If I Could Fly
Joe Satriani accusò i Coldplay di aver ripreso elementi sostanziali di If I Could Fly nella loro Viva la Vida.
La controversia venne risolta con un accordo extragiudiziale, senza una sentenza pubblica che stabilisse definitivamente l’esistenza del plagio.
Anche qui, quindi, è più corretto parlare di contestazione e accordo che di plagio giudiziariamente accertato.
1997-2019 – The Verve e Rolling Stones
Bitter Sweet Symphony – The Last Time
Uno dei casi più famosi dell’era del sampling.
Per realizzare Bitter Sweet Symphony, i Verve utilizzarono una parte dell’arrangiamento orchestrale di The Last Time dei Rolling Stones, nella versione dell’Andrew Oldham Orchestra.
Il gruppo aveva ottenuto l’autorizzazione per utilizzare la registrazione, ma la questione dei diritti sulla composizione portò a una controversia con Allen Klein, manager degli Stones e titolare dei diritti editoriali attraverso ABKCO. Mick Jagger e Keith Richards furono quindi accreditati come autori e finirono per ricevere il 100% delle royalty editoriali della canzone.
Solo nel 2019 Jagger e Richards rinunciarono ai propri diritti, restituendo a Richard Ashcroft i crediti e le royalty future.
È un caso che permette di comprendere una distinzione fondamentale: una registrazione sonora e la composizione musicale che contiene non sono necessariamente la stessa cosa dal punto di vista dei diritti.
1996-2013 – Luis Bacalov e Sergio Endrigo
Il Postino – Nelle mie notti
È uno dei casi italiani più significativi.
Nel 1996 Luis Bacalov vinse l’Oscar per la colonna sonora di Il Postino, composta per il film di Massimo Troisi e Michael Radford.
Sergio Endrigo sostenne però che il tema musicale presentasse una forte somiglianza con Nelle mie notti, canzone da lui composta nel 1974 insieme a Riccardo Del Turco e Paolo Margheri.
La vicenda si trascinò per anni e arrivò infine a una soluzione nel 2013, quando una transazione riconobbe la co-paternità del tema anche a Endrigo, Del Turco e Margheri.
È un caso particolarmente interessante perché dimostra ancora una volta che una controversia sul diritto d’autore non deve necessariamente concludersi con un “vincitore” e un “perdente”: può portare anche al riconoscimento condiviso dei diritti sull’opera.
1994 – Oasis e The New Seekers
Shakermaker – I’d Like to Teach the World to Sing
Secondo singolo degli Oasis, Shakermaker contiene elementi molto riconoscibili di I’d Like to Teach the World to Sing, canzone del 1971 dei New Seekers diventata celebre anche attraverso la campagna pubblicitaria Coca-Cola.
Nelle prime esecuzioni dal vivo degli Oasis compariva addirittura la frase «I’d like to teach the world to sing in perfect harmony», poi modificata nella versione pubblicata.
La controversia venne risolta con un accordo economico. Le fonti riportano una somma nell’ordine dei 500.000 dollari, ma trattandosi di un dato riportato in modo non uniforme è preferibile non sbilanciarsi oltre sull’esatto importo.
1992 – Radiohead e Albert Hammond/Mike Hazlewood
Creep – The Air That I Breathe
Nel 1992 i Radiohead pubblicano Creep, destinata a diventare uno dei brani simbolo degli anni Novanta.
La canzone presenta elementi molto simili a The Air That I Breathe, composta da Albert Hammond e Mike Hazlewood e portata al successo dagli Hollies nel 1974.
La controversia venne risolta fuori dal tribunale e Hammond e Hazlewood furono inseriti tra gli autori di Creep, con conseguenti diritti economici.
Una precisazione importante: gli Hollies erano gli interpreti della versione più famosa, ma gli autori della composizione erano Hammond e Hazlewood.
Il caso diventerà particolarmente curioso molti anni dopo (come abbiamo visto in apertura di articolo) quando saranno proprio i Radiohead a trovarsi dall’altra parte della barricata in una controversia riguardante Creep.
1991-2001 – Al Bano e Michael Jackson
I Cigni di Balaka – Will You Be There
È probabilmente il caso giudiziario italiano più curioso della nostra cronologia.
Al Bano contestò a Michael Jackson la somiglianza tra I Cigni di Balaka, del 1987, e Will You Be There, pubblicata da Jackson nell’album Dangerous del 1991.
La vicenda ebbe numerosi passaggi. Nel 1994 un provvedimento del giudice romano portò anche al sequestro dell’album Dangerous sul territorio italiano e una perizia rilevò una forte corrispondenza tra alcune note dei due brani. (Pitchfork)
La vicenda giudiziaria ebbe però un esito definitivo diverso: dopo i primi provvedimenti favorevoli ad Al Bano, nel 2001 una corte d’appello romana assolse Michael Jackson, ritenendo che le somiglianze potessero essere ricondotte a una fonte musicale precedente comune e non dimostrassero quindi che Jackson avesse copiato direttamente il brano italiano.
È un esempio perfetto di quanto possa essere rischioso fermarsi alla prima sentenza: una forte somiglianza non dimostra necessariamente chi abbia copiato chi.
1990 – Vanilla Ice, Queen e David Bowie
Ice Ice Baby – Under Pressure
Qui la somiglianza è diventata praticamente un caso da manuale.
Il celebre riff di Ice Ice Baby di Vanilla Ice presenta una strettissima somiglianza con quello di Under Pressure, composta da Queen e David Bowie nel 1981.
La controversia venne risolta con un accordo extragiudiziale e Queen e Bowie furono riconosciuti nei crediti del brano.
Ancora una volta, dunque, non una sentenza definitiva sul plagio, ma un accordo con conseguenze economiche e sul riconoscimento della paternità dell’opera.
1985-1987 – Led Zeppelin e Willie Dixon
Whole Lotta Love – You Need Love
Ed eccoci al caso dal quale è nata la celebre frase di Robert Plant, citata in apertura.
Whole Lotta Love, pubblicata dai Led Zeppelin nel 1969, riprendeva elementi di You Need Love, brano scritto da Willie Dixon e inciso da Muddy Waters nel 1962.
La controversia legale arrivò però molti anni dopo, nel 1985. La questione venne risolta con un accordo extragiudiziale nel 1987 e Dixon fu successivamente riconosciuto tra gli autori del brano.
Non ci fu quindi una sentenza definitiva che stabilisse che Whole Lotta Love fosse un plagio.
È proprio in relazione a questa vicenda che Plant spiegò, in un’intervista del 1990, la particolare tolleranza che nell’ambiente musicale dell’epoca circondava certe forme di “prestito” creativo: l’attenzione legale arrivava soprattutto quando un brano diventava un successo.
E qui la sua frase acquista tutto il suo significato: «Ti beccano solo quando sei famoso».
1986 – Michael Jackson e Manu Dibango
Wanna Be Startin’ Somethin’ – Soul Makossa
Nel 1982 Michael Jackson pubblica Wanna Be Startin’ Somethin’, uno dei brani di Thriller. Al suo interno compare il celebre vocalizzo «Mama-say, mama-sa, ma-ma-ko-ssa», ripreso da Soul Makossa, il successo internazionale del 1972 del musicista e sassofonista camerunese Manu Dibango.
Il passaggio era stato utilizzato senza che Dibango fosse inizialmente accreditato né lo avesse autorizzato. Nel 1986 il musicista avviò quindi un’azione nei confronti di Jackson, che si concluse fuori dal tribunale con un accordo economico: secondo le fonti, Dibango e il suo editore ricevettero complessivamente 2 milioni di franchi francesi, in cambio della rinuncia ai diritti sull’utilizzo del brano di Jackson.
La storia ebbe però un curioso seguito oltre vent’anni dopo. Nel 2007 Rihanna utilizzò lo stesso passaggio, questa volta ripreso da Wanna Be Startin’ Somethin’, per il suo successo Don’t Stop the Music. Dibango tornò quindi a rivolgersi alla giustizia francese, ma nel 2009 la sua azione cautelare venne respinta.
È un caso particolarmente interessante perché mostra come una stessa breve frase musicale possa attraversare tre decenni e tre artisti – dall’Africa di Manu Dibango a Michael Jackson fino a Rihanna – generando ogni volta nuove questioni sui diritti d’autore.
1978 – Rod Stewart e Jorge Ben Jor
Da Ya Think I’m Sexy? – Taj Mahal
Uno dei più grandi successi di Rod Stewart del 1978 presenta una somiglianza evidente con Taj Mahal, brano del musicista brasiliano Jorge Ben Jor.
La controversia venne risolta amichevolmente e non attraverso una sentenza pubblica che dichiarasse il plagio. Stewart ammise successivamente nella propria autobiografia di aver commesso quello che definì “plagio inconscio”, spiegando di aver ascoltato Taj Mahal durante il Carnevale di Rio del 1978.
Le royalty legate alla parte contestata furono destinate a finalità benefiche.
Anche questo caso è interessante non tanto per una condanna giudiziaria, quanto perché mostra quanto sia difficile distinguere tra influenza musicale, memoria inconscia e vera appropriazione.
1976 – Bill Conti e Ornella Vanoni
Going the Distance (film “Rocky” e “Creed”) – E così per non morire (album “Dettagli”)
C’è un caso italiano particolarmente curioso che arriva direttamente nel cuore di una delle saghe cinematografiche più famose di sempre.
Nel 1973 Ornella Vanoni incide E così per non morire, brano composto da Elide Suligoi e Luciano Beretta.
L’arrangiamento è affidato a un giovane Bill Conti, musicista americano che in quegli anni lavorava in Italia. Quattro anni dopo, Conti compone la colonna sonora di Rocky e in Going the Distance, uno dei temi più celebri del film, riutilizza una melodia riconducibile alla parte finale del brano della Vanoni. Il fatto che fosse stato proprio Conti ad arrangiare l’originale rende la vicenda particolarmente singolare.
La questione non arrivò in tribunale: secondo le ricostruzioni disponibili, l’editore di “E così per non morire” contattò il coproduttore di Rocky, Irwin Winkler, e la vicenda fu risolta attraverso un accordo. Nei successivi capitoli della saga, a partire da Rocky II e fino ai film di Creed, Elide Suligoi compare infatti nei crediti musicali.
Un caso decisamente particolare: il compositore di una celeberrima colonna sonora aveva conosciuto molto bene la melodia che poi sarebbe diventata parte della sua musica per il cinema, perché pochi anni prima ne aveva curato personalmente l’arrangiamento.
1972 – Nino Rota e Il Padrino
Il Padrino – Fortunella
Un caso completamente diverso e particolarmente interessante per il pubblico italiano.
La colonna sonora di Il Padrino, composta da Nino Rota per il film di Francis Ford Coppola, fu inizialmente inserita tra le candidature all’Oscar del 1973. Ma venne successivamente scoperto che il celebre tema principale era già comparso, in una forma precedente, nella colonna sonora di Fortunella, film del 1958 diretto da Eduardo De Filippo e musicato dallo stesso Rota.
L’Academy conferma ufficialmente che la candidatura fu ritirata e che il tema era già stato utilizzato da Rota per Fortunella. (Premi Oscar)
Non si trattò però di una condanna per plagio. Rota aveva utilizzato una propria composizione precedente: il problema riguardava il requisito di originalità previsto per quella specifica categoria degli Academy Awards.
La storia ebbe poi un curioso seguito: nel 1975 Rota vinse l’Oscar per la colonna sonora de Il Padrino – Parte II. (Oscars)
Un caso che ci ricorda come riutilizzare una propria musica, essere accusati di plagio e violare il diritto d’autore siano tre situazioni profondamente diverse.
1970 – George Harrison e The Chiffons
My Sweet Lord – He’s So Fine
È probabilmente uno dei casi più famosi di tutta la storia del diritto d’autore musicale.
My Sweet Lord, pubblicata da George Harrison nel 1970, presentava una notevole somiglianza con He’s So Fine, brano scritto da Ronnie Mack e portato al successo dalle Chiffons nel 1962.
Nel 1976 il giudice statunitense Richard Owen stabilì che Harrison aveva violato il copyright, introducendo nella vicenda un’espressione destinata a diventare celebre: “subconscious plagiarism”, cioè plagio inconscio.
Harrison non aveva necessariamente copiato consapevolmente la canzone precedente, ma per il tribunale questo non eliminava la violazione: la somiglianza era tale da non poter essere considerata casuale.
La lunga vicenda economica si concluse nel 1981 con un pagamento di 587.000 dollari ad ABKCO Music, società che nel frattempo aveva acquisito i diritti della canzone di cui era stata riconosciuta la violazione.
È dunque uno dei casi più chiari in cui l’assenza di un’intenzione consapevole di copiare non è bastata a escludere la responsabilità.
1969 – Beatles e Chuck Berry
Come Together – You Can’t Catch Me
Nel 1969 arriva uno dei casi più curiosi, perché questa volta la somiglianza riguarda soprattutto il testo.
John Lennon aveva scritto per Come Together la frase «Here comes old flat-top», molto vicina a un verso di You Can’t Catch Me, brano di Chuck Berry del 1956.
Il titolare dei diritti, Morris Levy, contestò l’utilizzo. La vicenda venne risolta con un accordo: Lennon avrebbe registrato alcune canzoni appartenenti al catalogo di Levy. L’impegno contribuì anche alla realizzazione, alcuni anni più tardi, dell’album Rock ‘n’ Roll del 1975.
Un caso interessante perché dimostra che, quando si parla di plagio musicale, non è necessariamente soltanto la melodia a essere contestata. Anche un elemento testuale può entrare nel campo del diritto d’autore.
1963 – Beach Boys e Chuck Berry
Surfin’ U.S.A. – Sweet Little Sixteen
Uno dei primi casi celebri nella storia del rock riguarda una canzone che ancora oggi conoscono milioni di persone.
Surfin’ U.S.A. dei Beach Boys, pubblicata nel 1963, presenta una struttura musicale fortemente riconducibile a Sweet Little Sixteen, il successo di Chuck Berry del 1958.
La vicenda non arrivò a una vera e propria sentenza di condanna per plagio: il problema venne risolto attraverso l’attribuzione dei diritti di composizione a Chuck Berry, che oggi figura ufficialmente tra gli autori del brano.
È un primo esempio di una situazione che, come abbiamo visto, si ripete spesso nella nostra cronologia: una controversia può essere risolta attraverso il riconoscimento dei diritti, senza che un tribunale debba necessariamente stabilire se si sia verificato un plagio.
E quando le canzoni si somigliano, ma nessuno fa causa?
Naturalmente i casi celebri non sono soltanto quelli finiti davanti a un giudice o conclusi con un accordo economico.
Nella musica popolare esistono moltissime canzoni che, ascoltate una dopo l’altra, sembrano condividere melodie, riff, progressioni o intere frasi musicali senza che, per quanto risulta, siano mai diventate oggetto di una controversia giudiziaria.
Alcuni esempi italiani sono particolarmente curiosi.
1997 – Fiumi di parole e Listen to Your Heart
Anche Fiumi di parole dei Jalisse presenta una somiglianza sorprendente con una celebre canzone straniera: Listen to Your Heart, pubblicata dai Roxette nel 1988. E non soltanto nel ritornello: ascoltando i due brani affiancati, si possono riconoscere elementi di somiglianza anche nell’introduzione e nella strofa, tanto che la questione fece discutere già durante il Festival di Sanremo del 1997.
La circostanza diventa ancora più curiosa considerando che Fiumi di parole non arrivò direttamente sul palco dell’Ariston: i Jalisse, finalisti non vincitori delle Nuove Proposte dell’edizione precedente, dovettero superare la selezione che assegnava quattro posti tra i Campioni. Una volta in gara, però, accadde qualcosa di difficilmente prevedibile: il brano vinse il Festival, in un’edizione affidata alla direzione artistica di tre esperti autori di musica come Pino Donaggio, Giorgio Moroder e Carla Vistarini.
Le discussioni sulla somiglianza con i Roxette esplosero proprio in quei giorni e continuarono negli anni successivi. Eppure non risultano procedimenti giudiziari, sentenze o accordi economici: gli autori di Listen to Your Heart non agirono legalmente contro i Jalisse.
Un caso particolarmente curioso, quindi: una canzone accusata di assomigliare molto a un grande successo internazionale supera la selezione, arriva a Sanremo e addirittura vince il Festival. Ma sul piano legale, non succede nulla.
Incredibile ma vero!
Questa storia presenta un’ulteriore curiosità: anche Listen to Your Heart era stata a sua volta accostata a una canzone precedente, What About Love, scritta nel 1982 da Brian Allen, Sheron Alton e Jim Vallance e originariamente registrata dai canadesi Toronto, prima di essere portata al successo dagli Heart nel 1985. Nel corso degli anni anche questa somiglianza è stata indicata come possibile plagio, senza che risultino però conseguenze giudiziarie documentate. Insomma, nella storia di Fiumi di parole si crea una curiosa catena musicale: Toronto, Heart, Roxette e infine Jalisse.
1988 – Antonello Venditti, Ricordati di me
L’introduzione di Ricordati di me ricorda per alcuni ascoltatori Stay on These Roads degli A-ha, pubblicata nello stesso anno. Anche il celebre intervento di sax presenta una forte somiglianza melodica con l’introduzione di After the Love Has Gone degli Earth, Wind & Fire, del 1979.
Non risultano, per queste similitudini, procedimenti giudiziari, perizie musicologiche ufficiali o accordi sul diritto d’autore.
1986 – Antonello Venditti, Settembre e Giulio Cesare
Settembre presenta una curiosa somiglianza con Un giorno inutile di Neil Sedaka, del 1962.
E in Giulio Cesare è possibile riconoscere una frase melodica che ricorda quella di Every Little Thing She Does Is Magic dei Police, del 1981.
Anche in questi casi non risultano controversie giudiziarie relative a tali somiglianze.
1985 – Righeira, L’estate sta finendo
L’introduzione del celebre successo dei Righeira ricorda Amico vagabondo, brano di Emilio Doria del 1980.
Anche qui, però, somiglianza all’ascolto non significa accertamento di plagio: non risultano procedimenti o accordi che abbiano riconosciuto una violazione.
1980 – Anna dai capelli rossi e Rivers of Babylon
La celeberrima sigla italiana di Anna dai capelli rossi (1980), con testo di Luigi Albertelli e musica e arrangiamento di Vince Tempera, presenta una somiglianza davvero sorprendente con Rivers of Babylon, brano dei Melodians (1970) reso famoso dalla versione dei Boney M. del 1978. La somiglianza è stata discussa pubblicamente anche in programmi televisivi dedicati ai presunti plagi musicali.
Non risultano tuttavia cause giudiziarie, sentenze o accordi economici tra gli autori delle due canzoni. Vince Tempera ha fornito una spiegazione diversa: secondo il compositore, la musica della sigla non derivava da Rivers of Babylon, ma da Bandiera rossa, motivo popolare che egli considerava di pubblico dominio.
In un’intervista ha anche raccontato di essersi accorto della somiglianza con il brano dei Boney M. solo dopo aver inciso la sigla.
Una vicenda curiosa, dunque, nella quale la somiglianza musicale è evidente all’ascolto, ma non esiste un accertamento giudiziario che consenta di definirla plagio.
Fonti: HuffPost Italia, Michele Bovi, “Anna dai capelli rossi e I due liocorni: accordi e plagi nelle canzoni per bimbi” (16 luglio 2021); laRegione, intervista a Vince Tempera.
1963 – Gino Paoli, Sapore di sale
E arriviamo a uno dei confronti più affascinanti.
L’introduzione di Sapore di sale, pubblicata da Gino Paoli nel 1963, presenta elementi che possono ricordare Le rock de Nerval, brano di Serge Gainsbourg del 1961.
Le due canzoni sono effettivamente interessanti da ascoltare una accanto all’altra, ma non risultano, per quanto è stato possibile verificare, procedimenti giudiziari, perizie ufficiali o accordi relativi a un presunto plagio.
E questo è forse il modo migliore per concludere il nostro viaggio.
Ascoltare due canzoni e riconoscere una somiglianza è una cosa. Dimostrare giuridicamente un plagio è un’altra.
Plagio musicale: una questione molto più complessa di quanto sembri
La storia degli ultimi sessant’anni mostra come non esista una regola semplice capace di stabilire quando una canzone sia “troppo simile” a un’altra.
In alcuni casi il risultato è stato un risarcimento milionario, come per Blurred Lines. In altri un tribunale ha escluso la violazione, come per Dark Horse o Thinking Out Loud. Altre controversie si sono concluse con la condivisione dei crediti e delle royalty, come Creep o Stay With Me. In altri casi ancora, un accordo extragiudiziale ha evitato che fosse un giudice a stabilire chi avesse ragione.
E c’è persino il caso di Nino Rota, dove una somiglianza con una propria composizione precedente ha avuto conseguenze sulla possibilità di concorrere a un Oscar, senza che ciò costituisse una condanna per violazione del diritto d’autore.
Conclusioni
Alla fine, quindi, la domanda non è semplicemente “quanto si assomigliano due canzoni?”
La domanda giuridicamente più importante è un’altra:
che cosa è stato effettivamente ripreso, quanto è originale quell’elemento e in quale misura la sua utilizzazione incide sui diritti dell’autore dell’opera precedente?
Ed è proprio per questo che, nel mondo della musica, a volte basta una sequenza di poche note per aprire una controversia che può durare decenni.
Oltre alle tante fonti anche estere consultate, una citazione e un apprezzamento particolare merita il sito italiano PlagiMusicali, per il lavoro di divulgazione che porta avanti dal 2005!
A cura di Raffaele Magrone
Immagine in apertura: foto di Kacper Cybinski a uso gratuito scaricata il 12/08/2026 da Pexels



Analisi perfetta e minuziosa.
Complimenti a te Raffaele.
Grazie per aver letto fino in fondo Maestro!! :))
https://youtube.com/shorts/Aj3uCfs3lZQ?is=8igA5h6bGSeMBwGX
“E così per non morire” di Ornella Vanoni, dal secondo film della saga Rocky e includendo anche i sequel “Creed” appare tra i credit della colonna sonora! Grazie per averci fatto conoscere quest’altro interessante caso.
Quando ascolto il solo della tromba del Don Pasquale di Donizetti, mi ritrovo immediatamente nel solo del film “Il padrino” di Nino Rota.
Suggestione melodica, la musica che celebra la musica.
Grazie per il commento, effettivamente dal secondo 0:15′ a 0:22′ le note sono le stesse!! https://www.youtube.com/watch?v=eOLRyQkZPug