Imparare a suonare: il maestro Alessandro Bares con un'allieva di violino da Mumbai durante la Masterclass internazionale Corelli Music Fest

[ Di Alessandro Bares, docente di violino all’Istituto Musicale “Arcangelo Corelli” di Roma, in risposta all’articolo dell’allieva Valentina Zarlenga sulle difficoltà di imparare a suonare questo strumento ]

Cara Valentina, per l’insegnante che sia disponibile a vederlo, gli allievi – oltre a essere delle persone di ogni età in grado di arricchire il proprio essere musicista – sono degli specchi in cui si riflettono e vengono elaborati alcuni tratti del proprio stare al mondo come persona.

In questo articolo alcune foto del maestro Alessandro Bares con musicisti della Indo European Orchestra durante la Masterclass internazionale Corelli Music Fest
In questo articolo alcune foto del maestro Alessandro Bares con musicisti della Indo European Orchestra durante la Masterclass internazionale Corelli Music Fest

Il rapporto tra maestro e allievo

E per me tu sei uno specchio particolarmente nitido, in quanto – come allieva – le tue scelte, azioni e reazioni sono senza mezzi termini e hai una spiccata tendenza a portare ogni dettaglio alle estreme conseguenze, ben oltre quello che mai io stesso abbia osato fare.

Sei molto ambiziosa, come lo sono stato io ai miei tempi e – proprio come me all’epoca – tendi ad affrontare le situazioni “di petto”, come se non ci fosse un modo più morbido e (ahimè) più efficace per sconfiggere le difficoltà e ottenere i propri scopi.

Scegliere fra la meta e il percorso di imparare a suonare

Io l’ho parzialmente imparato, e, dolorosamente, lo sto imparando giorno per giorno: bisogna scegliere fra avere una meta (ignorando come ci si possa arrivare) e avere un percorso (ignorando dove esso conduca). Non si può mirare a un punto e autorizzarsi un solo percorso per arrivarci: le probabilità che sia il percorso “giusto” sono pochissime.

Se si sceglie una meta, bisogna sapere che la meta non può essere un punto, bensì uno spazio esteso, al quale ci si avvicinerà piano piano, per approssimazioni successive, per tentativi, a volte avanzando e a volte indietreggiando.

Imparare la musica è un viaggio quotidiano

Se si sceglie un percorso, bisogna imparare a godersi il viaggio e tutte le scoperte che esso comporta, indipendentemente dal fatto che abbiamo l’impressione di avvicinarci o di allontanarci da una meta: quando ci si avvicina a una meta, è probabile che ci si allontani da un’altra.

Ora provo a essere più concreto: suonare il violino è difficile, incredibilmente difficile.

E perciò avere come meta l’imparare a suonare perfettamente è da pazzi. Ben pochi ci riescono, e si tratta dei grandi solisti, quelli per i quali la strada era già parzialmente tracciata durante le loro infanzia…

Cosa vuol dire suonare il violino

Per noi “comuni mortali”, suonare decorosamente è già una meta molto ambiziosa, quasi inarrivabile. Perché suonare “decorosamente” richiede già un insieme enorme di abilità da acquisire: avere un buon suono, un’intonazione accettabile, una buona lettura, un discreto senso del ritmo, un pochino di agilità, un vibrato espressivo, un buon fraseggio, dei cambi di posizione morbidi (e potrei continuare a lungo…). Sono cioè tutte abilità che vanno letteralmente conquistate con le unghie e con i denti.

Fortunatamente ognuno di noi ha un po’ di facilità per qualcuno di questi aspetti tecnici e musicali. Ma, per le altre, bisogna rassegnarsi a conquistarle con le ore di lavoro.

Il maestro Alessandro Bares con un allievo di violino da Mumbai durante la Masterclass internazionale Corelli Music Fest
Il maestro Alessandro Bares con un allievo di violino da Mumbai durante la Masterclass internazionale Corelli Music Fest

E forse, a pensarci bene, l’abilità più necessaria è quella di trasformare la frustrazione in perseveranza.

Ricordo perfettamente la tua frase, detta con un tono sconsolato in reazione alla mia ennesima correzione sull’intonazione: “Una vita di note stonate”. Se mai dovessi scrivere un libro sulla mia vita, la userei senz’altro come titolo. Ed è la vita di ogni violinista (e non solo…).

Convivere con “le note stonate”

Le note stonate, in senso proprio e in senso lato, ci accompagnano a ogni istante della nostra vita. Se le prendiamo di petto, vincono loro. Se le accogliamo con tranquillità e, piano piano, le convinciamo ad avvicinarsi gradualmente alle misteriose note intonate (chissà se esistono davvero…?), saremo in cammino verso il meglio che possiamo ottenere da noi stessi.

Come il mondo reale non è binario, così non lo è il mondo delle note stonate. I maestri che insegnavano quando io ero giovane volevano a tutti i costi farci credere che c’erano le note intonate e le note stonate. Nella realtà, invece, ogni suono è più o meno distante da come potrebbe, e in alcuni casi dovrebbe, essere.

A volte il suono prodotto è così vicino al suono cercato da darci l’impressione di essere intonato. E questa sì, è una bellissima sensazione!

1 Febbraio 2026
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