
Di Valentina Zarlenga, allieva di violino presso l’Istituto Musicale Corelli di Roma con il M°Alessandro Bares.
Imparare a suonare il violino da adulti significa intraprendere un percorso coraggioso, che va ben oltre l’acquisizione di una tecnica musicale, ben oltre l’idea che di questo si ha in mente prima di iniziare. Qualcosa che può risultare sconveniente in una giornata “storta”, oppure di cui ci si può pentire in un periodo “no”.
Una scelta che unisce desiderio, pazienza e un’insufficiente dose di consapevolezza…
Da adulti si arriva al violino con un bagaglio di esperienze, aspettative, timori e presunzione. Si sceglie il violino per rispondere a un bisogno: il bisogno di esprimersi, di coltivare una passione, di respirare, di connettersi con la propria anima, di liberare la stessa ritagliandosi uno spazio personale in una vita già piena.
Questo rende lo studio completamente intenzionale, ma esigente, complesso, sfidante. Tuttavia non escludo, a posteriori, che si sceglie il violino per masochismo!
Cosa significa imparare il violino da adulti
Studiare il violino da adulti non significa quindi semplicemente aggiungere un’attività in più alla propria agenda. Significa decidere che quella pratica merita attenzione, presenza, continuità. Deve essere un tempo scelto, non un tempo avanzato. Questo tempo non è cronologico, ma esistenziale: è tempo sottratto ad altro, perché riconosciuto come significativo. Il filosofo Martin Heidegger lo avrebbe definito un tempo che nasce dalla cura, cioè dal prendersi a cuore una possibilità del proprio essere.
Il violino diventa una scuola di disciplina gentile: un dialogo continuo tra ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che, probabilmente, stiamo cercando di diventare. Lentamente, con pazienza.
Cosa succede ogni volta che fai esercizio con il violino
Ogni volta che ci si esercita, lo studio è rivolto a ciò che verrà: si suona pensando a un suono migliore, al prossimo esercizio, alla prossima lezione, alla prossima nota, magari a una musica che
ancora non c’è: e mi torna in mente ancora Heidegger, secondo cui l’essere umano vive sempre proiettato in avanti, verso possibilità che non sono ancora realizzate.
Ecco, ho l’impressione che il violino insegni ad accettare questo “non ancora”, senza pretendere risultati immediati. Il fatto poi
che io, forse non solo io, li pretenda, è un’altra storia…
Il violino e le tue emozioni
Ed è qui che entra in scena la dimensione emotiva. Il violino è uno strumento che non concede scorciatoie: il suono iniziale può essere aspro, instabile, lontano dall’ideale che si ha in mente, a volte potrebbe fare proprio schifo! Il violino se ti imponi resiste, se ti sottrai si nega, se ti atteggi ti riporta con i piedi per terra, se soffri ti sbeffeggia.
Per un adulto, abituato a sentirsi competente in molti ambiti,
accettare di “non saper fare” può essere una sfida importante.
Il significato di imparare il violino
Imparare il violino significa quindi imparare anche l’umiltà e la capacità di accogliere l’errore come parte del processo perché, come il mio maestro insegna, “con il violino non si tratta di fare giusto o sbagliato, si tratta di aggiustare”, abitando delicatamente il tempo che abbiamo scelto. Lentamente, con pazienza.
L’età adulta offre anche grandi vantaggi
Tra questi: la capacità di comprendere concetti teorici, di analizzare il proprio corpo, di riflettere sulle sensazioni fisiche ed emotive. Ma anche… di frenare la lingua e i nervi ogni qualvolta si vorrebbero dire parolacce o abbattere il violino come fece Hendrix con la sua Stratocaster. E, grazie a questo, ogni piccolo progresso viene vissuto con gratitudine e stupore: un suono più pulito, una frase musicale che finalmente “respira”, il nostro respiro che vibra con le corde, quel Sol che non sembra più una nave in arrivo al porto!
Imparare a suonare il violino da adulti significa ridefinire il concetto di successo
Non si tratta necessariamente di esibirsi o di raggiungere livelli professionali, ma di costruire un dialogo intimo con la musica. Il violino diventa una voce personale, uno spazio di ascolto e di silenzio, un modo per rallentare, un nuovo incontro con le lacrime, una preghiera dello spirito, un’offerta di pace al
proprio “io”.
Imparare il violino da adulti è un atto di cura verso se stessi. È la dimostrazione che non esiste un’età giusta per iniziare, ma è il momento in cui si decide di mettersi in gioco, di dare valore a un desiderio, di conoscersi e riconoscersi, di fidarsi di qualcuno, come di quel maestro che settimanalmente perde l’udito e la voglia di vivere ascoltando le corde vuote del principiante a inizio lezione. Lentamente, con pazienza.
È un cammino difficile, sorprendente, profondo, esistenziale. Ci insegna il silenzio, il rispetto, il valore del momento. E allora:
“…Prima di venire
Socchiudi piano la porta
E se io sto piangendo
Chiama i violini migliori…” [Alda Merini]
perché solo attraverso il suono, fragile e umano, incerto o perfetto, ciò che fa male, ciò che non trova parole o definizione, può esistere ed essere ascoltato. Lentamente, con pazienza.


