Martina Natuzzi arpa e voce

Arpa e voce: quando arpista e cantante sono la stessa persona

L’unione tra arpa e voce non è certamente una novità. Esiste da secoli in diverse tradizioni musicali e, nella musica colta, l’arpa è stata utilizzata moltissimo per accompagnare la voce.

La questione contemporanea è però diversa.

Non si tratta soltanto di utilizzare l’arpa per accompagnare un cantante, ma di chiedersi che cosa possa succedere quando arpista e cantante sono la stessa persona.

In questo caso cambia completamente il rapporto con lo strumento.

L’arpista non deve più necessariamente pensare all’arpa come a una parte di accompagnamento separata dalla melodia. Può costruire contemporaneamente una linea vocale e una struttura armonica, decidendo quando l’arpa deve sostenere la voce e quando invece deve rispondere, creare contrasto o assumere un ruolo quasi solistico.

La voce può diventare quindi un’estensione del linguaggio dell’arpa.

Questo è particolarmente interessante perché l’arpa possiede una caratteristica che pochi strumenti hanno in maniera così evidente: la possibilità di creare contemporaneamente melodia, armonia e risonanza, mantenendo al tempo stesso la possibilità di cantare.

Una voce può cantare una melodia mentre l’arpa costruisce un ostinato; può esserci un accordo molto semplice sotto una frase vocale oppure un accompagnamento più complesso, nel quale il movimento delle corde diventa quasi una seconda linea melodica.

In questo modo l’arpa non è più semplicemente uno strumento che “accompagna”: diventa parte della composizione.

Un possibile futuro per l’arpa

Credo che questa sia una delle direzioni più interessanti per il futuro dello strumento.

Non significa abbandonare la tradizione classica. Al contrario, la tecnica sviluppata attraverso il repertorio classico rimane una base straordinaria.

Conoscere l’armonia, controllare il suono, possedere una buona tecnica strumentale e avere consapevolezza del fraseggio sono competenze che possono essere utilizzate in qualsiasi genere musicale.

Immaginiamo, per esempio, un giovane studente di arpa che scelga una canzone pop che ama.

Potrebbe iniziare imparando semplicemente gli accordi, poi cercare un accompagnamento personale, provare a cantare la melodia e successivamente modificare l’arrangiamento in base alle proprie esigenze.

Lo stesso procedimento potrebbe essere applicato a uno standard jazz come a una canzone d’autore.

In questo modo lo studente non si limita a riprodurre una parte scritta, ma impara a prendere decisioni musicali.

Ed è forse proprio questa la direzione che l’arpa potrebbe prendere sempre di più nei prossimi anni: non diventare uno strumento “pop”, “jazz” o “contemporaneo” in senso stretto, ma diventare uno strumento capace di attraversare più linguaggi.

Arpa in cortile di edificio classico

L’arte di cantare e suonare

Forse dovremmo smettere di chiederci a quale genere appartenga l’arpa.

Le esperienze di tanti arpisti contemporanei dimostrano che lo strumento può essere ripensato in modi completamente differenti. Ognuno di loro ha preso un elemento della tradizione e lo ha portato altrove, costruendo un proprio modo di suonare e intendere la propria musica.

La voce può rappresentare un ulteriore passo in questa direzione.

Cantare mentre si suona significa mettere in relazione due elementi che appartengono allo stesso corpo: uno nasce fisicamente dalla voce, l’altro dal movimento delle dita sulle corde.

Il risultato può essere estremamente semplice oppure molto elaborato, ma in entrambi i casi permette all’arpista di assumere un ruolo più autonomo nella costruzione musicale.

È interessante capire come questo possa avvenire.

Nel caso in cui si voglia prendere in analisi e plasmare da zero un adattamento per arpa e voce di un brano musicale, prima ancora di iniziare è fondamentale stabilire quale rapporto si vuole creare tra i due elementi.

L’arpa deve sostenere la voce?
Deve dialogare con essa?
Deve creare un contrasto?
Oppure deve limitarsi a una linea di accompagnamento?

Non esiste una risposta univoca.

Ed è proprio questa libertà a rendere interessante la combinazione.

L’arpa non è semplicemente un pianoforte di accompagnamento

Un errore frequente, secondo me, potrebbe essere quello di considerare l’arpa semplicemente come un “pianoforte di accompagnamento” al quale affidare degli accordi mentre la voce esegue la melodia.

Naturalmente può funzionare anche in questo modo, ma si perderebbe una parte significativa delle caratteristiche dello strumento.

L’arpa possiede infatti una serie di caratteristiche naturali estremamente particolari e uniche.

Le sue corde continuano a vibrare dopo essere state pizzicate, creando una coda sonora che può essere sfruttata musicalmente oppure controllata.

Senza citare la vastissima gamma di effetti che si possono ottenere: glissandi, armonici, pedal slides, effetti percussivi effettuati direttamente sulla tavola armonica e molte altre possibilità.

È uno strumento estremamente versatile, che permette di spaziare e di costruire soluzioni di arrangiamento difficilmente realizzabili nello stesso modo con altri strumenti.

Spazio, densità e durata del suono

Questo permette di pensare l’accompagnamento non soltanto in termini di accordi, ma anche di spazio, densità e durata del suono.

Un accordo può essere lasciato risuonare sotto una frase vocale, mentre poche note selezionate possono creare un movimento interno.

Un arpeggio può seguire la respirazione del cantante oppure procedere in direzione opposta, creando una sorta di contrappunto.

In altri casi, l’arpa può interrompere il proprio accompagnamento e lasciare più spazio alla voce, per poi rientrare con maggiore intensità.

Anche la ritmica può essere ripensata

L’arpa non deve necessariamente limitarsi a riprodurre una successione regolare di accordi: attraverso pattern ripetitivi, sincopi, accenti, effetti percussivi e differenti registri può assumere una funzione ritmica molto più evidente.

In questo senso, l’arpista deve iniziare a ragionare non soltanto come esecutore, ma come arrangiatore.

Quando voce e arpa si scambiano i ruoli

Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti dell’unione tra arpa e voce: non esiste necessariamente una gerarchia tra i due elementi.

La voce non deve essere sempre protagonista e l’arpa non deve essere sempre accompagnamento.

I ruoli possono cambiare continuamente all’interno dello stesso brano.

Una frase vocale può essere lasciata completamente scoperta e successivamente ripresa dall’arpa.

Una melodia può passare dalla voce alle corde

Un motivo introdotto dall’arpa può diventare il materiale sul quale costruire il ritornello.

L’arpa può anticipare la voce, risponderle, interromperla o addirittura suggerirne il movimento.

In questo senso, suonare e cantare contemporaneamente non significa semplicemente fare due cose nello stesso momento.

Significa pensare due linee musicali che appartengono allo stesso gesto interpretativo.

Arpa in chiesa romana

La formazione classica come punto di partenza

Così facendo, la formazione classica dell’arpista può incontrare la libertà dei linguaggi contemporanei.

La conoscenza dello strumento, dell’armonia e della tecnica non rappresenta un limite, ma il punto di partenza.

Una volta acquisita la padronanza dello strumento, per lo studente risulterà più facile esprimersi in base alle proprie inclinazioni e ai propri gusti musicali.

E allora l’arpa non è più soltanto classica, jazz, folk o pop.

È semplicemente arpa, con tutte le sue infinite possibilità.

E tutto ciò che ancora non abbiamo immaginato di poter fare con essa rimane, in qualche modo, ancora da scrivere.

Un nuovo percorso per arpa e voce all’Istituto Corelli di Roma

Proprio da questa idea nasce una novità importante nella proposta didattica dell’Istituto Musicale Arcangelo Corelli.

A partire da settembre 2026 sarà possibile intraprendere un percorso di studio dell’arpa dedicato anche a chi desidera imparare a cantare accompagnandosi con lo strumento.

Un percorso che parte naturalmente dallo studio dell’arpa e dalla costruzione di una solida preparazione tecnica e musicale, ma che può aprirsi progressivamente anche all’accompagnamento della voce, all’arrangiamento e alla ricerca di un linguaggio personale.

L’obiettivo non è soltanto imparare a riprodurre una parte già scritta.

È anche quello di acquisire gli strumenti necessari per prendere decisioni musicali:

  • scegliere come accompagnare una melodia;
  • costruire un arrangiamento;
  • adattare un brano alla propria voce;
  • trovare il giusto equilibrio tra voce e arpa;
  • utilizzare le caratteristiche specifiche dello strumento per creare una propria interpretazione.

Vuoi cantare accompagnandoti con l’arpa?

Se ami cantare e desideri accompagnare la tua voce con l’arpa, oppure se sei già arpista e vuoi esplorare nuove possibilità espressive, da settembre 2026 questa nuova proposta formativa dell’Istituto Corelli di Roma offre un percorso dedicato proprio all’incontro tra arpa, voce e arrangiamento personale.

Un modo per studiare uno strumento dalle radici antichissime senza limitarne le possibilità al solo repertorio tradizionale.

Per ricevere informazioni sul nuovo corso di arpa e voce e sulle modalità di iscrizione, contatta l’Istituto Musicale Arcangelo Corelli.

A cura di Martina Natuzzi

10 Settembre 2026
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