Locandina del film Anonimo Veneziano di Enrico Maria Salerno

Quando nel 1970 uscì nelle sale cinematografiche il primo film da regista di Enrico Maria Salerno, il titolo era proprio “Anonimo Veneziano”, molti si chiesero chi fosse realmente questo ignoto musicista.

Di chi era la colonna sonora di Anonimo Veneziano

Il film, sebbene non apprezzato dalla critica dell’epoca, perché ritenuto troppo poco affine al realismo socialista imperante in quel periodo, fu molto apprezzato dal pubblico. La pellicola ha regalato una grande notorietà anche al compositore di Roma Stelvio Cipriani (1937-2018) che ha composto la colonna sonora con l’omonimo titolo. Anche per lui fu la prima colonna sonora composta per il grande schermo. E resta senz’altro la sua opera più famosa (qui una playlist dei suoi brani più noti).

Il concerto citato nel film di Enrico Maria Salerno

Tornando al concerto dell’anonimo musicista veneziano, il film cita un concerto in DO minore per oboe, archi e basso continuo del compositore veneziano Benedetto Marcello (1686-1739).

Benedetto Marcello opera di Vincenzo Roscioni
Di Vincenzo Roscioni – Questa immagine è resa disponibile dalla biblioteca digitale Gallica con il numero identificativo di btv1b8426535d/f1.item, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11552469

In realtà il concerto in questione era noto già ai tempi di Johan Sebastian Bach (1685-1750). Questi, affascinato dallo stile dei concerti italiani, realizzò una trascrizione per clavicembalo.

Bach, pur essendo coevo di Benedetto Marcello, si impegnò in una trascrizione di questo concerto, il cui numero di catalogo risulta essere BWV974, per via dell’approfondito studio che il musicista tedesco faceva dei compositori italiani, sia coevi che precedenti.

Chi tra Alessandro e Benedetto Marcello era il vero “anonimo veneziano”?

Il concerto per oboe, archi e basso continuo solo, negli anni Cinquanta del secolo scorso, ha finalmente recuperato l’identità e l’autore, identificato in Concerto in RE minore di Alessandro Marcello, un nobile veneziano, i cui dati anagrafici sono ancora incerti. La data di nascita, infatti, oscilla tra il 1669 e il 1684, mentre quella di morte potrebbe essere il 1747 oppure 1750.

Alessandro Marcello anonimo veneziano
Di Sconosciuto – http://www.portraitindex.de/documents/obj/33804341, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37839609

Alessandro Marcello è il fratello maggiore del più celebre Benedetto. Quest’ultimo definito “il principe della musica sacra”, con la sua fama, oscurò a lungo la conoscenza del fratello. Alessandro, che rispetto a Benedetto ebbe il vantaggio di essere un eccellente violinista, è un personaggio ancora da studiare approfonditamente. Di certo potrebbe riservare più di qualche sorpresa. “La Cetra” è il titolo della sua più importante raccolta di concerti, pubblicata nel 1738.

Il concerto in Re minore di Alessandro Marcello

Il concerto in Re minore, invece, fa parte di una raccolta antologica dell’autore pubblicata nel 1716. In questa raccolta ci sono vari concerti, anche per due oboi. Ciò lascia presupporre una spiccata predilezione dell’autore per questo strumento dal timbro penetrante e arcaico che suscita atmosfere pungenti e nostalgiche allo stesso tempo.

Il concerto in Re minore è un tipico esempio di brano cameristico, in origine probabilmente pensato per la cerchia di amici che frequentavano la dimora dei Marcello sul Canal Grande. I frequentatori della famiglia patrizia dei Marcello, erano tutti musicofili ed esecutori “dilettanti”.

Cosa significa esecutori dilettanti nella Venezia del Settecento?

Quest’ultimo termine non è riferito alle qualità esecutive, quanto piuttosto alle condizioni sociali dei nobili veneti, che come “professionisti” servivano unicamente lo Stato e non potevano esercitare nessun’altra attività se non appunto per diletto. In ogni caso, in questa cerchia di frequentatori musicisti, doveva esserci almeno un oboista particolarmente bravo. Lo si intuisce in quanto alcuni passaggi del concerto, sebbene non di estremo virtuosismo, sono senz’altro ostici e musicalmente impegnativi.

Quanto alla partitura nel suo complesso, sebbene si debba riconoscere alla trascrizione bachiana per clavicembalo il merito di averne procurato la notorietà in tutta Europa, l’originale per orchestra risulta essere luminosa e trasparente, con una freschezza incomparabile.

Guida all’ascolto del concerto

Il concerto, articolato secondo lo stile vivaldiano che colloca l’adagio tra due movimenti veloci, si fa apprezzare da subito per l’accostamento timbrico evidente già nel primo movimento andante e spiccato. Lo caratterizza un bel dialogo tra i violini e le viole da una parte e l’oboe sostenuto dal basso continuo dall’alta. Il celeberrimo adagio è un commovente arabesco del solista sullo sfondo di un dolce e ripetitivo accompagnamento armonico degli archi.

La fisionomia bucolica dell’adagio è in perfetta sintonia con la sensibilità del compositore che fu membro dell’Arcadia con il soprannome di Eterio Stinfalico. Ancora all’oboe è affidato il compito di aprire il terzo movimento, un presto estremamente brillante ed elegante. In definitiva una composizione proporzionata e “nobilmente” musicale, come i due fratelli compositori Alessandro e Benedetto Marcello.

A cura di Antonello Bucca

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22 Marzo 2022