Il primo sintetizzatore portatile

Il “Syn-Ket”: storia, tecnica e modalità d’uso del primo sintetizzatore portatile*

Anche i meno esperti di musica elettronica conoscono i nomi e le creazioni dei signori Moog, Buchla e Zinovieff, in pochi però sanno che il primo sintetizzatore portatile della storia venne realizzato proprio a Roma da Paolo Ketoff.

[Nell’immagine qui sopra: Centro Ricerche Musicali, Roma, dicembre 2020, Francesco Paradisi al Synket, foto di Leonardo Mammozzetti]

Il primo sintetizzatore portatile nasce a Roma

Paolo Ketoff è stato un illustre tecnico del suono e inventore, responsabile tra gli anni ’50 e ’60 degli studi di registrazione prima della RCA Italiana, poi della Fonolux e infine della NIS Film. Il suo lavoro gravitava quindi intorno all’ambito cinematografico. È qui che conosce e aiuta compositori e musicisti nella realizzazione delle loro composizioni, sia dal punto di vista di ripresa microfonica, che di post-produzione.

Tra i tanti compositori ce n’è uno in particolare con cui nascerà un’amicizia duratura, e con il quale inizierà a sperimentare circuiti di sintesi e modulazione sonora.

“La nascita del Synket può riportarsi ancora al ’62 quando il Maestro Gino Marinuzzi Junior si rivolse a me per realizzare, in collaborazione, una apparecchiatura comprendente un insieme di oscillatori, filtri e modulatori, che dovevano servire per ottenere suoni elettronici. Da questa collaborazione poi nacque il Fonosynth.”
(Discorso di P. Ketoff, ATIC – XX Incontro con la tecnica, Roma, 12 gennaio 1967)

Nel ’62 Ketoff insieme al compositore Gino Marinuzzi Jr. inizierà i lavori sul Fonosynth, uno strumento grande quanto un armadio, composto da diversi dispositivi per la generazione e la modulazione del suono e che veniva utilizzato principalmente per la realizzazione di effetti sonori e musica per film.

L’Accademia Americana di Roma si rivolge a Ketoff per apportare miglioramenti al loro studio di musica elettronica

Verso la fine del ’63 l’Accademia Americana di Roma si rivolse a Ketoff per necessità di ampliamento e migliorie al loro studio di musica elettronica. Venne quindi effettuata una dimostrazione del Fonosynth, nella quale i musicisti dell’Accademia rimasero sbalorditi e affascinati. L’unico ostacolo erano le dimensioni dell’apparecchio e il costo molto elevato che questo richiedeva.

Grazie all’esperienza acquisita durante i lavori sul Fonosynth e alle necessità dell’Accademia Americana di Roma, Ketoff proporrà la costruzione di un “piccolo Fonosynth”. Nasce quindi il Syn-Ket (Synthesizer Ketoff).

“Con lo sviluppo del primo sintetizzatore di suoni portatile del mondo, il Synket di Paolo Ketoff, la musica elettronica può essere creata davanti ai vostri occhi direttamente dal musicista.”
(J. Eaton, Uno strumento elettronico portatile, in “Lo
spettatore musicale”, Anno II numero 4, Aprile 1967, pp.14-16.)

In quale contesto nasce il primo sintetizzatore portatile

Il Synket, punto d’arrivo delle ricerche già effettuate nel Fonosynth, nacque in un periodo in cui gli studi e i laboratori adibiti alla musica elettronica utilizzavano macchine complesse e dalle grandi dimensioni per la produzione di suoni sintetici. Il compositore, che all’epoca aveva poca dimestichezza con questi macchinari, necessitava di consulto tecnico per le realizzazioni musicali. Sebbene questo coinvolgesse un numero maggiore di menti e quindi una maggiore disponibilità di abilità e competenze, inevitabilmente si verificava un grande dispendio di tempo ed energie per la sperimentazione e la messa in opera.

Negli anni ’60 il Synket è il primo sintetizzatore a proporsi come strumento agevole e versatile

Un apparecchio di dimensioni compatte e dalle molteplici funzioni, caratteristiche essenziali per la vita moderna di ogni giorno, che furono poi rivoluzionarie per gli anni ’60 quando la tecnologia elettronica iniziava a svilupparsi (esempio eclatante può essere il passaggio dal calcolatore elettronico al computer, fino ai laptop dei giorni moderni).

Ketoff riuscì infatti a compattare in un macchinario la strumentazione che avrebbe richiesto, oltre a un oneroso budget, grandi spazi spesso non disponibili, caratteristica che viene sottolineata anche da John Eaton nell’articolo apparso su la rivista Lo spettatore musicale dell’Aprile ’67:

“[…] c’erano possibilità equivalenti a quelle di una stanza piena di apparecchiature elettroniche tradizionali che sarebbero costate migliaia di dollari di più” (J. Eaton, Uno strumento elettronico portatile, in “Lo spettatore musicale”, Anno II numero 4, Aprile 1967, pp.14-16.)

Non è un caso che un apparecchio con queste qualità nasca dalla mente di un uomo come Ketoff, abituato a lavorare ai ritmi del cinema che richiedevano ottimi risultati in tempi brevi. Inoltre le dimensioni compatte ne permetteranno l’utilizzo dal vivo, anche se, come ammette lo stesso realizzatore:

“[…] un apparecchio che pur non essendo stato concepito con quello scopo, rivelò la possibilità di essere usato direttamente in orchestra come un normale strumento.” (Discorso di P. Ketoff, ATIC – XX Incontro con la tecnica, Roma, 12 gennaio 1967.)

Il compositore è così agevolato nel suo lavoro, poiché ritrova in un unico strumento tutto ciò di cui necessita per intraprendere la sperimentazione musicale

Oltre al risparmio economico e di ore di lavoro, egli torna a essere autonomo e lo strumento si inserirà in un contesto particolarmente adatto al suo utilizzo. La scena della musica elettronica a Roma si stava infatti dirigendo verso quella che poi verrà identificata come la figura del compositore-esecutore, figura che suscita particolare interesse nei musicisti dell’Accademia Americana, come all’appena formato Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza.

Il Synket ebbe largo utilizzo nell’ambiente musicale romano negli anni ’60 e ‘70, sia per la realizzazione di effetti sonori destinati ai film (ad esempio Sacco e Vanzetti, 1971), sia per la sperimentazione in studio, che per la musica dal vivo (ad esempio Concert Piece for Synket & Orchestra di John Eaton, 1968).

Oggi è riconosciuto come il primo sintetizzatore portatile della storia, anticipando le soluzioni di Moog, Buchla e Zinovieff (EMS) che si sarebbero sviluppate pochi anni dopo, dalle quali si differenzia per essere uno strumento di tipo “artigianale” e non di produzione industriale.

I modelli, costruiti a mano, erano differenti l’uno dall’altro, poiché si sottostava alle necessità richieste dagli acquirenti.

Erano assemblati dallo stesso Ketoff nel suo laboratorio domestico: non esiste quindi un “modello definitivo”, si tratta sempre di esemplari unici, figli di un progetto madre che possiamo definire “Synket”, punto di partenza della grande rivoluzione del sintetizzatore portatile. John Eaton fu profetico a riguardo:

“Ogni teatro tradizionale e ogni Studio per Film potrebbero usare il Synket con profitto, e penso che in un prossimo futuro ogni fase della vita musicale e teatrale sarà influenzata da questo strumento. Ma sicuramente, sopra ogni altra cosa, le sue più profonde implicazioni si trovano nello sviluppo del nuovo vocabolario della musica elettronica. Forse le sue ‘lettere’ diventeranno parole, poi linguaggio, poi letteratura, grazie al Synket, in minor tempo di quanto ne abbia preso il pieno sviluppo dei nostri attuali strumenti.”
(J. Eaton, Uno strumento elettronico portatile, in “Lo spettatore musicale”, Anno II numero 4, Aprile 1967, pp.14-16.)

Malgrado si trattasse di una creazione straordinaria e rivoluzionaria per l’epoca, non ebbe l’impatto popolare dei successivi sistemi di sintesi americani e inglesi, questo probabilmente dovuto alla scelta di Ketoff di rimanere un artigiano elettronico.

Come funziona il Synket, primo sintetizzatore portatile della storia?

Tenendo conto che il progetto Synket portò alla luce 8 esemplari tutti più o meno diversi l’uno dall’altro, è possibile illustrare il funzionamento in linea generale.

Lo strumento può essere suddiviso in 5 sezioni principali.

1) Sound Combiner

Il “Sound Combiner”, così chiamato da Ketoff, è la principale sezione di generazione sonora del Synket. Nello strumento sono presenti 3 moduli di questo tipo e ognuno di questi contiene un oscillatore a Onda quadra, 3 divisori di frequenza del tipo Flip-Flop, un filtro high-shelf, un filtro a campana e 3 modulatori (ovvero 3 oscillatori a bassa frequenza).

L’Oscillatore a onda quadra può essere controllato tramite tastiera o da potenziometro, scegliendo una delle due sorgenti di controllo.

Il segnale dell’oscillatore verrà poi suddiviso in due rami paralleli, uno andrà verso lo switch che lo inserirà nel restante circuito del modulo, l’altro inviato a 3 divisori di frequenza (normalmente dividono il segnale per 2, il segnale in uscita avrà quindi frequenza dimezzata) posti uno in serie a l’altro, la cui rispettiva uscita può essere inviata al restante circuito tramite i 3 relativi switch.

Attivando quindi i 4 switch si avrà la somma di 4 Onde quadre poste a un intervallo d’ottava l’una dall’altra.

È possibile prelevare i segnali divisi in frequenza dalle apposite uscite laterali. Ugualmente è possibile cambiare il rapporto di divisione dei divisori di frequenza tramite degli switch, creando quindi spettri molto ricchi sia armonicamente che inarmonicamente.

Tornando alla descrizione del circuito, si può inviare all’interno del restante, assieme ai 4 segnali d’onda quadra, un rumore bianco che può essere attivato tramite switch. La somma dei segnali passerà quindi per un filtro a campana e un filtro per le alte frequenze: per quanto riguarda quello a campana, si hanno controlli di Frequenza e Risonanza, mentre per il filtraggio delle alte frequenze si ha un controllo per la loro attenuazione.

2) Sezione dei Modulatori

I modulatori sono 3 e possono lavorare contemporaneamente o indipendentemente e sono muniti di appositi oscillatori con frequenza da 1 a 20 Hz i quali permettono di variare diversi parametri all’interno del circuito, quali il Volume, la frequenza di taglio del filtro a campana, la frequenza dell’oscillatore a onda quadra, e possono essere attivati singolarmente o contemporaneamente. Infine è possibile invertire la modulazione. Il controllo dei modulatori consta di due potenziometri: Velocità e Volume. I modulatori possono essere sincronizzati con segnali esterni inviando questi ultimi nell’apposito ingresso, o prelevarlo dall’uscita per inserirlo in altre sezioni del circuito dello strumento. L’ultimo potenziometro corrisponde al volume generale del Sound Combiner.

A differenza dei sopracitati, questi modulatori presentano un modulo a parte. Sono oscillatori a bassa frequenza che vanno a influenzare l’ampiezza dei segnali, ognuno con una caratteristica forma d’onda: è possibile regolare velocità e intensità di ogni singolo modulatore; si può scegliere la destinazione di modulazione, cioè quale Sound Combiner andranno a influenzare. Le uscite laterali permettono l’uscita dei segnali del modulatore 2 e 3.

3) Filtro Multibanda

Il filtro multibanda è composto da una serie di filtri passabanda. Questi hanno le rispettive frequenze di centrobanda distanti un’ottava dall’altra, viene infatti spesso chiamato Filtro a Ottave. Sui fader di alcuni esemplari veniva riportata la frequenza di taglio dei singoli filtri, supponiamo quindi che sia circa la stessa per tutti, ossia:
40  |  80  | 160  | 32  | 640  | 1.28  | 2.560  | 5.120  | 10.240  

È possibile amplificare la banda selezionata, spostando i potenziometri verso l’alto, oppure diminuirne l’ampiezza fino ad annullarla, spostandoli verso il basso.

4) Matrice

Si tratta di una matrice a jackiera con diversi ingressi e uscite poste in diversi stadi del circuito del Synket.

5) Tastiera

La tastiera del Synket è suddivisa in 3 piccole tastiere da 2 ottave ciascuna, ognuna di queste controlla la frequenza dell’oscillatore a onda quadra del rispettivo Sound Combiner. Le tastiere coprono un totale di 4 ottave, dove la prima ottava della tastiera in basso corrisponde alla più grave, e la seconda ottava di quella in alto la più acuta: la prima ottava di ciascuna tastiera corrisponde alla seconda ottava della precedente. I potenziometri laterali permettono di variare il pitch della rispettiva tastiera, si possono quindi effettuare vibrati o glissati.

Grazie al sistema delle “tastiere mobili” è possibile effettuare vibrati (premendo un qualsiasi tasto e muovendo la tastiera lateralmente). Per accordare la tastiera bisogna spostare i singoli piroli che si trovano sul retro, ognuno di questi corrisponde a un tasto: si tratta di un sistema a resistenza variabile, dove il valore della resistenza viene deciso dal pirolo scelto, e quindi dal tasto suonato. La priorità delle note, in caso di più note azionate, è data a quella più bassa.

Centro ricerche musicali, Roma, dicembre 2020, Michelangelo Lupone e Francesco Paradisi, ph. Edoardo Staffa
Centro ricerche musicali, Roma, dicembre 2020, il prof. Michelangelo Lupone con Francesco Paradisi e al centro il SynKet, ph. by Edoardo Staffa

La mia esperienza con il primo sintetizzatore portatile della storia

La mia esperienza con il Synket nasce puramente per caso. Di questo macchinario conoscevo solamente la fama, ma non avevo mai avuto occasione né di vederlo dal vivo né tanto meno di suonarlo. Nel novembre 2020, durante le molteplici attività che si stavano svolgendo al Centro di Ricerche Musicali (C.R.M.) di Roma, mi trovavo a collaborare con il compositore Michelangelo Lupone e con Leonardo Mammozzetti quando il Synket venne affidato alle nostre cure. Si stava lavorando alla progettazione della futura esposizione (Avvenuta all’Accedemia di Santa Cecilia a partire dall’11 dicembre 2021) riguardante Paolo Ketoff.

Quel giorno lo strumento era appena uscito dal laboratorio del celebre Cesare Bernardini, storico tecnico riparatore di Roma, il quale aveva provveduto a sistemare problemi relativi alle valvole.

Il primo sintetizzatore non funzionava più?

Ricordo che provammo ad accenderlo e farlo funzionare ma, non avendo la minima conoscenza dello strumento, arrivammo a credere che fosse definitivamente fuori uso. Si percepiva solo un’onda quadra senza alcun filtraggio o modulazione; qualsiasi tasto o potenziometro variassimo, il suono in uscita non subiva alcuna alterazione. Solo dopo scoprimmo che stavamo utilizzando l’uscita sbagliata!!

Qualcosa in quell’apparecchio mi affascinò particolarmente e spinto dalla curiosità di sperimentare nuovi strumenti elettronici, mi concentrai su quell’onda quadra per tentare un dialogo tra uomo e macchina. Chiesi dunque il permesso ai Maestri Michelangelo Lupone e Laura Bianchini di poterlo provare, analizzare e studiare.

L’occasione di per sé sarebbe stata unica, quasi irripetibile, essendo il macchinario destinato a una teca di museo (Lo strumento è conservato presso il Museo degli Strumenti Musicali dell’Accademia di Santa Cecilia a Roma).

Una volta ottenuto il via libera, con la collaborazione di Leonardo Mammozzetti, avviammo una sperimentazione di tipo tecnico sulla macchina e passammo giornate intere tra l’alternanza di successi e crisi esistenziali. Usammo l’oscilloscopio per interpretare i risultati ottenuti dall’inserimento di jack nei vari ingressi, così da comprendere quali fossero gli input e quali gli output. Da qui apprendemmo che il tentativo iniziale, dettato più dall’euforia del momento, fallì a causa della scelta di un’uscita errata.

I primi tentativi furono carichi di tensione: come artificieri ci avvicinammo allo strumento che, in alcuni allarmanti casi, raggiunse tensioni di 30Volt picco-picco, in vita mia non avevo mai visto così tanta tensione in uscita da un sintetizzatore, dato che gli standard moderni si attestano tra -8 volt e +8 volt circa. Ricordo ancora l’immenso stupore quando riuscimmo a trovare sulla matrice l’uscita dei singoli Sound Combiner e quindi ad ascoltare non più un’onda quadra pura, ma un segnale che possedesse filtraggio e modulazioni.

Un’incredibile e lenta scoperta…

Si delineava ogni giorno di più il funzionamento completo della macchina, sebbene a tratti sembrasse non funzionare, ma questo era dovuto più all’azione del tempo sui circuiti del Synket che a un difetto di progettazione. I preparativi per la mostra riguardante Paolo Ketoff intanto proseguivano e trovare tempo per la sperimentazione diveniva sempre più complesso, ma trovai il modo di proseguire la mia ricerca, poiché Michelangelo Lupone, probabilmente soddisfatto dei nostri progressi, ci propose di registrare i risultati ottenuti sotto forma di esempi sonori, così da creare un montaggio audio da eseguire durante l’esposizione in Accademia. Composi dunque un brano acusmatico intitolato “THESIZEROFF. Valves in Space”.

Centro ricerche musicali, Roma, dicembre 2020, Francesco Paradisi e Leonardo Mammozzetti, al centro il retro del Synket, ph. Edoardo Staffa
Centro ricerche musicali, Roma, dicembre 2020, Francesco Paradisi e Leonardo Mammozzetti, al centro il retro del Synket, ph. by Edoardo Staffa

Grazie a quella occasione, Leonardo Mammozzetti e io passammo ore a registrare materiali davanti alla macchina, che non smetteva di sorprenderci: credo fosse lo stesso stupore provato dai musicisti dell’epoca suonando il Synket per la prima volta.

*Testo a cura di Francesco Paradisi estratto dalla tesi di laurea, avente lo stesso titolo.

Bibliografia sul primo sintetizzatore portatile al mondo

  • BERNARDO, Mario, Un generatore elettronico di suoni: il Synket, in “Note di tecnica cinematografica”, n.17, Roma, aprile-giugno 1967.
  • BRODY, Martin, Music and Musical Composition at the American Academy in Rome, University of Rochester Press, 2014.
  • CHADABE, Joel, Electric Sound The Past and Promise of Electronic Music, Prentice Hall, Upper Saddle River, 1997.
  • CORBELLA, Maurizio, Musica elettroacustica e cinema in Italia negli anni Sessanta, Tesi di dottorato, 2009/10.
  • CORBELLA, Maurizio, Paolo Ketoff e le radici cinematografiche della musica elettronica romana, in “AAA TAC ACOUSTICAL ARTS AND ARTIFACTS. TECHNOLOGY AESTHETICS, COMMUNICATION“, Fabrizio Serra, 2009, pp. 65-75.
  • EATON, John, Uno strumento elettronico portatile, in “Lo Spettatore Musicale”, Bologna, Aprile 1967.
  • PIZZALEO, Luigi, Il liutaio elettronico, Aracne, Roma, 2014.
  • PIZZALEO, Luigi, Musica Elettroacustica a Roma: Gli Anni Sessanta, Edizioni Accademiche Italiane, 2014.
  • ZACCONE, Leonardo, La Musica Elettronica a Roma, Roma, 2004.
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16 Luglio 2022
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