Rapporto tra musica e parola

Questo articolo, incentrato sul rapporto tra la musica e la parola, si pone in qualche modo come “guida all’ascolto”, o meglio dire alla fruizione, di una sorta di videolezione che intende offrire ulteriori esempi pratici sull’argomento.

La musica prima della parola e come prima lingua

L’ascolto di musica assoluta, senza parole, ha la stessa forza comunicativa che pervade i discorsi, i racconti, le storie.

A differenza delle parole però, i suoni organizzati di un preludio, di una suite o di una sinfonia non esprimono significati e concetti precisi.

Inoltre, non c’è bisogno di conoscere le regole della grammatica e della sintassi musicale per comprenderne lo svolgimento. La musica parla direttamente al nostro ‘Io’ più profondo.

Suono e significato

Questa intimità con il linguaggio dei suoni ci riporta a 400 mila anni fa, quando i suoni li emettevamo per comunicare, essendo impossibilitati a pronunciare alcuna parola. Le lingue tonali conservano quel ricordo: intonare in modo diverso una stessa parola ne modifica il significato.

Nella lingua greca e latina gli accenti delle parole consistevano soprattutto nell’elevazione melodica della voce.

La conquista della parola ha permesso all’uomo di esprimere la sua anima razionale (logos) e cercare di attenuare la parte irrazionale di sé (pathos). La musica è un ponte tra questi due poli.

Rapporto espressivo tra musica e testo ragazzo che ascolta in cuffia
Foto di Eren Li (Pexels)

Rapporto espressivo tra musica e testo

Cicerone descrive il linguaggio parlato come un “canto nascosto” e altri come “un terreno” dove è sotterrato “il seme” della musica. La parola greca prosodia e quella latina accentus hanno identico significato: “vicino al canto”.

Un qualsiasi musicista del periodo barocco dava per scontato che la melodia fosse, in origine e in effetti, una forma di discorso accentuato.

«Non si limita a imitare, ma parla», affermava il filosofo Rousseau, «e il suo linguaggio articolato ma vivo, ardente, appassionato ha cento volte più energia del linguaggio stesso».

In una celebrazione liturgica il seme melodico racchiuso nella lingua parlata germoglia per diventare canto

Il ritmo della musica è stato per lungo tempo quello verbale, della parola liturgica o poetica. La metrica latina e greca fornivano delle sequenze prestabilite di durate e accenti, per la pronuncia del testo poetico, dette ‘piedi’ e ‘metri’. L’uso di questi non teneva conto del normale accento delle parole. Su queste sequenze o modi ritmici, a partire dalla seconda metà del XII sec, la musica ha costruito definitivamente la propria indipendenza dalla parola tanto da poterne fare a meno, musica assoluta.

Rapporto tra musica e parola nella poesia  

Tale indipendenza la musica la può conservare anche quando è combinata con le parole, seguendo leggi proprie, indifferenti al significato delle stesse. Fino al XV secolo, nella musica vocale, non si era avvertita l’esigenza di instaurare un rapporto espressivo tra musica e testo. Tale rapporto verrà recuperato nel madrigale del Cinquecento quando anche la poesia si preoccuperà della relazione tra suono delle parole e loro significato.

A cura di Umberto Coletta

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2 Settembre 2021

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