Nascita dei Conservatori | Palazzo di San Pietro a Maiella Napoli

Vi siete mai chiesti come avviene la nascita dei conservatori in Italia e come mai si chiamano così? Dobbiamo tornare indietro di alcuni secoli e rivolgere la nostra attenzione ad alcune istituzioni di carità pubblica, sorte in diverse città italiane che, durante il Settecento, modificando il proprio ordinamento interno, getteranno le basi degli attuali conservatori, come noi ora li conosciamo. Tra le più antiche di queste istituzioni ricordiamo quelle di Venezia, prima, poi di Napoli e di Palermo.

I quattro antichi Conservatori nati a Napoli nel ‘500

A Napoli nel Cinquecento sorgono quattro conservatori, ovvero degli istituti di custodia (dove appunto, letteralmente, venivano “conservati” i bambini) che ospitavano orfani, bambini poveri e abbandonati, questi conservatori sono:

  1. la Pietà dei Turchini (fondato nel 1573), cosiddetto dal colore della divisa dei ragazzi,
  2. dei Poveri di Gesù Cristo (1589),
  3. di Sant’Onofrio a Porta Capuana (1578)
  4. e di Santa Maria di Loreto, il più antico, fondato nel 1535.

Cosa si insegna nei primi Conservatori di Napoli nel Cinquecento

Ai ragazzi veniva insegnato un mestiere, affinché potessero poi trovare un lavoro come artigiani, venivano impartite anche nozioni di catechismo e, infine, di canto per poter fornire cantori durante le processioni, negli oratori o nelle scholae cantorum delle varie chiese.

L’insegnamento della musica, però, già agli inizi del Seicento, comincia a prevalere e diviene man mano l’insegnamento principale, unendo al canto lezioni di composizione, di strumento e di direzione d’orchestra. Ciò permetteva quindi ai giovani di intraprendere una carriera nella musica come cantanti, strumentisti, compositori.

Cosa cambia nei Conservatori di Napoli dalla nascita nel ‘500 in avanti

Grazie all’insegnamento sempre più qualificato di grandi maestri – ricordiamo ad esempio Cimarosa, Porpora, Iommelli e Scarlatti – alcuni di loro prima allievi e poi maestri, questi istituti divennero sempre più importanti dal punto di vista dell’educazione musicale. Persero in parte la loro caratteristica assistenziale, ammettendo anche studenti esterni, provenienti da famiglie abbienti che pagavano una retta, affinché i propri figli venissero istruiti nella musica. La Pietà dei Turchini, nel corso degli anni, inglobò gli altri istituti e nel 1807 divenne il Real collegio di Musica, l’attuale Conservatorio di San Pietro a Maiella che, insieme al Verdi di Milano e allo Scarlatti di Palermo, è tra i più antichi d’Italia.

Il primo Conservatorio a Palermo

A Palermo all’inizio del Seicento vede la luce l’orfanotrofio del Buon Pastore. Anche qui ai fanciulli si insegnava catechismo, canto e i mestieri e anche qui ben presto la musica prese il sopravvento. Nel 1747 il Buon Pastore diventò scuola esclusiva di insegnamento musicale, svolgendo un ruolo prezioso nella vita culturale della città. Diventato statale dopo l’unità d’Italia è l’attuale conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo.

Nascita del Conservatorio a Venezia

Un caso a parte è costituito, invece, dagli istituti assistenziali veneziani che si chiamavano Ospedali, perché erano sorti accanto agli ospedali dai quali avevano preso il nome. Erano mantenuti dalla Repubblica di Venezia, dai lasciti e dalle donazioni delle famiglie benestanti. Quattro di questi orfanotrofi, dedicarono una particolare attenzione alle bambine:

  • l’Ospedale degli Incurabili,
  • Ospedaletto,
  • i Mendicanti
  • la Pietà.

Le ragazze ospitate, oltre a imparare un mestiere, apprendevano il canto corale. Ben presto i cori di questi quattro ospedali divennero una vera e propria istituzione per la città e si cominciò a dividere le fanciulle in due categorie, le cosiddette figlie di coro, che erano le musiciste e le figlie comuni. Le figlie di coro imparavano, oltre al canto, il solfeggio, lo studio degli strumenti, la direzione d’orchestra e la composizione.

La situazione delle ragazze al tempo della nascita dei Conservatori

Queste ragazze non potevano esibirsi in pubblico o in teatro, tranne in occasione di cerimonie particolari organizzate dalla Repubblica. Si esibivano invece regolarmente nelle chiese annesse agli Ospedali, celate, però, da una grata. Durante il Settecento l’Ospedale della Pietà prevalse su tutti gli altri, grazie anche alla presenza di Antonio Vivaldi che, per circa quarant’anni, tranne brevi interruzioni, vi prestò servizio come insegnate di violino, direttore e compositore.

Alcune di queste fanciulle divennero strumentiste abilissime e ottime cantanti e l’eccellenza delle loro esecuzioni richiamò sempre grande pubblico e, specialmente durante il Settecento, il secolo d’oro del grand tour in Italia, la maestria di queste giovani portò nella città lagunare numerosi visitatori stranieri. Ecco cosa ci racconta Charles Burney nel suo Viaggio musicale in Italia (1771).

“Questa sera […] ho ottenuto il permesso di essere ammesso alla scuola musicale dei Mendicanti […] questa eccellente esecuzione era uno spettacolo interessante anche per la vista, oltre che per l’udito, poiché non è affatto consueto che gli esecutori – i violini, gli oboi, le viole, i violoncelli, i clavicembali, i corni e persino i contrabbassi – siano soltanto donne. Dirigeva una badessa, donna già avanti negli anni: il primo violino era suonato assai bene da Antonia Cubli […] le cantanti furono bravissime nei diversi stili […] avevano voci potenti, adatte a un grande teatro e cantarono arie di bravura e scene importanti di opere italiane. Queste ammirevoli esecutrici si comportano con grande dignità e dimostrano di avere un’istruzione raffinata.”

A cura di Carlotta Masci

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4 Luglio 2022
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