
Una “riflessione a voce alta” del liutaio Michele Quaresmini
1) Il mito dello strumento antico
Tutti gli strumentisti che suonano uno strumento ad arco hanno sicuramente sentito parlare dei grandi liutai classici. Maestri che hanno reso immortale la liuteria italiana. Una parentesi che ha avuto il suo massimo e, diciamo pure, mitico splendore tra il XVI e il XVIII secolo.
Qualcuno ha persino avuto e ha la fortuna di possedere e suonarne regolarmente uno che porta un grande nome: Stradivari, Guarneri, Amati, Guadagnini ecc.
Cosa significa suonare uno strumento antico?
Perché gli strumenti antichi sono così importanti? A questa prima domanda, ne segue un’altra che con timidezza sorge spontanea nella mente di molti: perché valgono così tanto?
Diciamo subito che uno strumento che ha anche “solo” 200 anni è da considerarsi una rarità. Quindi:
il costruttore non è più in vita
e gli strumenti da lui costruiti sono una testimonianza del suo contributo verso la tecnica, la tecnologia e l’arte umana.
Costi degli strumenti antichi
Questo può già spiegare in parte il perché di costi decisamente alti: parliamo di centinaia di migliaia di euro… a salire fino anche verso i 15 milioni! Sono pezzi di antiquariato.
Un altro elemento sicuramente da considerare è il mito di certi autori. Pensiamo al più celebre di tutti i liutai cremonesi: Antonio Stradivari.

Stradivari
Si sono sprecati fiumi di inchiostro e parole sul suo lavoro. Si son raccontate così tante storie su di lui, che alcune rasentano l’eresia storica: la mitica vernice “segreta”, gli ingredienti misteriosi…
In realtà sappiamo che Strad, così come tutti i suoi colleghi contemporanei, altro non facevano che studiare e progettare i propri strumenti sotto il profilo fisico, meccanico, tecnologico, chimico, artistico e stilistico. E certamente lo facevano in modo empirico, non avendo i mezzi e le conoscenza scientifiche di oggi.
So che può essere una immagine certamente poco romantica. Per capire meglio possiamo fare un paragone con i grandi pittori e scultori del Rinascimento.
Avevano bottega spesso con molti allievi che gli garantivano una produzione notevole di altissimo livello e di conseguenza poterono tramandare uno stile, un metodo, un senso estetico e delle proporzioni in uso ancora oggi.
Provare un violino Amati
Avere quindi uno strumento “firmato” fa sicuramente un certo effetto. Un caso mi capitò quando ebbi l’occasione di avere in mano e provare un bellissimo violino di Nicolò Amati della decade 1680.
Non era il primo strumento importante e antico che provavo, ma mi resi conto che non stavo solo provando e studiando uno strepitoso strumento, ma avevo in mano un oggetto realizzato nello stesso periodo in cui a Versailles il “Re Sole” era all’apice della sua potenza e soprattutto era ancora vivo e vegeto! Mi sentii molto piccolo. Avevo in mano una specie di capsula del tempo.
2) La magia
Ricorderò sempre la mia prima lezione con la mia prima docente di conservatorio. Aveva un violino “strano”. Pieno di crepe, macchie e segni di usura. La tavola aveva una bombatura molto alta e pareva quasi che si arricciasse su se stessa all’altezza delle effe.
Quando l’insegnante duettava con me, ricordo un timbro non aggressivo ma presente e voluminoso, brillante, cristallino e… antico.
Scoprii con piacere che si trattava di un violino costruito nella bottega dei Klotz, attorno al 1790, lasciandomi stupefatto. Quel particolare fenomeno acustico che all’epoca ancora non capivo, lo riscontrai in altre situazioni analoghe come concerti e audizioni di strumenti storici, testimonianze di esecutori, ecc..
La proiezione del suono di un violino antico
Semplificando, sembra che molti strumenti antichi possiedano una proiezione molto voluminosa nello spazio in cui vengono suonati. Una presenza pervasiva. Per esperienza diretta posso asserire che sotto l’orecchio dell’esecutore non sempre si percepisce un suono “potente” o “ridondante”.
Anzi, l’impressione è che sia un suono contenuto, ma eccezionalmente bello e ricco. Con alcuni strumenti addirittura sembra quasi che lo strumento “sappia leggere nel pensiero” dell’esecutore.
Si decide di suonare un piano?! Lo strumento suona un piano, senza fatica e soprattutto sempre e costantemente con una buona qualità di suono.
Tutt’altra impressione percepisce il pubblico
Ci sono strumenti che sovrastano una intera orchestra sinfonica. Non con prepotenza, ma sempre con eleganza e bellezza. Diciamo che è come avere frontalmente l’esecutore anche se siamo seduti… in fondo alla sala.
Ecco spiegata in questo modo la “magia” dei grandi strumenti antichi. Una magia che può far spendere quanto un finanziamento regionale o un appartamento in centro a Roma!
Ovviamente non tutti gli strumenti antichi sono uguali, così come non tutti gli strumenti realizzati dai già citati Stradivari, Guarneri e compagnia bella funzionano in modo ottimale.
Resta comunque il mito e un oggettivo lavoro molto ben realizzato e con grande coerenza di tutti i parametri, meccanici e stilistici.
3) Il potere del mercato
Vivendo nel mondo reale, sappiamo bene come il prezzo dei beni sia strettamente legato alla domanda del bene stesso.
Conseguentemente possiamo asserire che maggiore è la richiesta di possedere uno strumento antico dell’autore X, maggiore sarà la quotazione dell’autore X.
Ecco che si crea un mercato in cui strumenti acquistati oggi, vengono venduti a una cifra più alta domani. Possono quindi prefigurarsi come beni rifugio.
Da strumento musicale a investimento finanziario
Per un liutaio o un musicista stiamo parlando di strumenti, per un imprenditore parliamo di investimento. Per qualcuno parliamo di speculazione. Esattamente come per le opere d’arte, anche la liuteria ha il suo mercato.
A mo’ di esempio pensiamo al violino Guarneri “del Gesù” 1741 ex Vieuxtemps, acquistato da un filantropo inglese per 18 milioni di dollari statunitensi nel 2010. Forse la cifra più alta mai raggiunta dall’autore cremonese. Chiaramente il benestante acquirente non l’ha comprato per sé. Infatti è in concessione perpetua alla bravissima violinista Anne Akiko Meyers.
In piccolo, le stesse dinamiche si possono trovare anche negli strumenti contemporanei.
4) Il marchio del tempo
Un aspetto che desta sempre grande fascino, come per ogni oggetto antico, sono i segni del tempo sull’oggetto stesso. Ecco che graffi, crepe, macchie rimaste di vernice originale, bordi e parti consumate acquistano un grandissimo fascino.

Davanti a uno strumento antico spesso mi chiedo “chissà com’era appena finito?” Quale impressione mi darebbe?
Probabilmente l’impressione sarebbe ben diversa dalla sensazione che trasmette nel momento in cui stiamo osservando. Oggi facciamo strumenti molto diversi e ancora “intonsi”, anche se ormai esiste lo strumento cosiddetto antichizzato.
Quando poi uno strumento è stato di proprietà di un importante musicista del passato, ecco che cerchiamo di immaginarci quale segno potrebbe aver lasciato il “grande” di turno.
Interessanti i segni di usura lasciati da Niccolò Paganini sul suo famoso “Cannone”, violino Guarneri “del Gesù” 1743 in cui son chiaramente visibili il segno del mento lasciato dal mitico violinista genovese, così come il bordo superiore della tavola completamente consumato a furia di salire di posizione o il grosso grumo di pece ormai irremovibile e annerita tra le effe.
Tutti segni distintivi del grande violino Guarneri conservato presso il comune di Genova per disposizione testamentaria di Paganini stesso. O ancora la raccapricciante leggenda dello Stradivari “Noir” del 1721 ex Leclair, con il segno della mano di Leclair stesso, lasciata dal suo cadavere dopo essere stato pugnalato a morte.
5) La liuteria contemporanea
Dopo secoli di costruttori, anche la liuteria si evolve. Il violino resta sempre un violino e un cello resta sempre un violoncello, ma cosa cambia?
Oggi ogni liutaio deve necessariamente confrontarsi con il peso del passato. Praticamente tutti i costruttori di oggi hanno costruito almeno uno strumento ispirandosi palesemente o copiando di sana pianta uno strumento della liuteria classica. Dopo tutto è giusto così.

Lo stesso scrivente ammette di avere una strana ossessione per Antonio Stradivari, per esempio.
Ma se si vive costantemente nel passato, non potremmo mai guardare il presente, né tanto meno pensare al futuro.
Quando studiavo presso la scuola di liuteria di Cremona circolava un pensiero:
- gli strumenti antichi sono fragili,
- sono fatti di materia,
- niente è eterno,
- perciò dobbiamo costruire gli strumenti dell’oggi e del domani.
Il motto “Strad is dead, consider a Modern Classic” (Stradivari è morto, considera i classici moderni) coniato dal liutaio norvegese J.von der Lippe credo racchiuda un po’ il senso del discorso.
Il sottoscritto crede che la liuteria classica antica sia certamente il punto di partenza per poter trovare nuove vie e nuove proposte per il mondo musicale contemporaneo.
Uno sguardo all’antico per la musica di oggi
Un problema che personalmente ho riscontrato da vari anni è proprio questo. Lungi dal voler criticare, ci sono tantissimi valenti liutai, ma pochi sono riconoscibili.
Mi spiego meglio. Se guardiamo al passato, possiamo riconoscere la mano del singolo costruttore e il loro stile inconfondibile; un po’ come le pennellate e la scelta dei colori per un pittore.
Oggi purtroppo questo un po’ si è perso, immolando il lavoro al sacro rispetto dell’autore a cui si ispira il modello di strumento scelto. Oppure declinandolo alla parvenza di mera perfezione.
Oggi può essere difficile riconoscere un autore da un altro. Stesso discorso lo dobbiamo fare sul suono.
Seguire le richieste del mercato o fare ricerca e trovare il proprio suono?
Anche in questo caso i maestri antichi ci aiutano.
Sicuramente erano “figli del loro tempo” e seguivano l’estetica del suono che al loro tempo piaceva, serviva e si cercava. Ma ogni autore aveva caratteristiche diversissime. Dal timbro sottile ed elegante di Nicolò Amati, al suono cristallino e sopranile di Stradivari, così come il suono scuro, pastoso, caldo e potente di Guarneri.
Ognuno seguiva l’estetica del proprio tempo, ma ognuno aveva la propria personalità. Ho come l’impressione che oggi si ricerchi più la “copia” del suono altrui e si sia smesso di fare ricerca. Lascio l’argomento aperto, nella speranza che qualche liutaio o musicista voglia continuare il ragionamento.
6) Strumenti antichi o moderni? Cosa scegliere?
Quando si ci appresta ad acquistare uno strumento artigianale, la domanda sorge spontanea. Meglio uno strumento di oggi o uno antico?
Non c’è una vera risposta a questa domanda, ma solo possibili constatazioni. Certamente il budget fa la differenza; un conto è spendere 10.000€ un conto è spenderne 100.000. Una spesa che sappiamo certamente essere un investimento per il futuro.
Un’altra questione è che tipo di timbro stiamo cercando. Uno strumento antico ha caratteristiche diverse rispetto al contemporaneo: misure, proiezione di suono, timbro, risposta ecc..
Essendo strumenti tutti fuori standard come misure, alcuni strumenti possono essere faticosi da suonare. Non dimentichiamo che nascono da contesti storici musicali diversi.
In tutto ciò dobbiamo ricordare che gli strumenti antichi sono molto delicati e non è saggio usarli con una certa intensità. Dopo secoli di uso, anche i grandi strumenti hanno il loro declino, sta a noi posticipare il più possibile la loro ultima esibizione.
I grandi solisti ad esempio non studiano sempre su strumenti storici, ma li usano solamente per la performance. Un’altra questione da affrontare è se ci piace il suono antico.
Il suono che cambia
Va conseguentemente sfatato il mito che uno strumento antico è sempre e comunque migliore di uno contemporaneo.
Ci sono casi e casi. Bisogna considerare il gusto del suono, oggi non è più lo stesso di 300 anni fa, per quanto sia sempre un suono meraviglioso e affascinante.
Test di comparazione tra strumenti antichi e strumenti contemporanei
Questo spiegherebbe perché, quando vengono fatte delle audizioni di comparazione tra strumenti antichi e strumenti contemporanei, il pubblico sceglie praticamente sempre lo strumento contemporaneo, dopo tutto anche gli strumenti musicali parlano la nostra stessa lingua. (NOTA: Gli strumenti vengono suonati dietro una tenda e il pubblico non può capire che strumento viene suonato, può solo votare lo strumento che preferisce).
Dopo tutto va ricordato che molti musicisti del passato acquistavano lo strumento a nuovo. Dal canto suo lo strumento nuovo ha la caratteristica di doversi “assestare”, e ciò vuol dire che deve passare un certo periodo di uso prima che lo strumento mostri la sua vera voce.
Sarà compito del musicista, che crescerà insieme allo strumento, far “aprire” come un bocciolo lo strumento. Questa teoria non è sempre condivisa da tutti. A opinione contraria, qualcuno ritiene che non esista la fase di maturazione. Fatta eccezione per la fase di assestamento dovuta a questioni fisiche dei materiali, si reputa che sia più un momento di adattamento del musicista verso lo strumento che un vero cambiamento.
7) La terza via, l’arte della “antichizzazione”
Considerando l’estremo fascino che ogni strumentista ad arco subisce dallo strumento antico, l’arte liutaria si è evoluta anche pensando a questo aspetto. Quasi più un aspetto psicologico che concreto.
È da diversi anni che sul mercato sono apparsi, con sempre più insistenza, strumenti costruiti oggi, ma con l’aspetto di uno strumento antico.
Non un’invenzione o una teoria recente, l’idea di costruire copie dei grandi classici, appare già nel XIX secolo col grande liutaio francese Jean-Baptiste Vuillaume. Egli, per sopperire alla grande richiesta di strumenti antichi italiani, comincia a copiare gli strumenti che entravano nella sua bottega parigina per i lavori di restauro o ammodernamento.
La celebre copia del violino di Paganini, conservato a Genova
Una leggenda racconta che lo stesso Paganini facesse fatica a distinguere i due strumenti.
Lascio al lettore la sentenza finale se dovesse passare da Genova, luogo dove è conservato insieme allo strumento originale.
Differenza fra copia di un violino antico e violino antichizzato
Dobbiamo fare una distinzione. Un conto è la copia di un lavoro, un conto è un lavoro antichizzato. Non sempre le due cose coincidono.
È certamente doveroso far notare che ci sono liutai altamente specializzati nella costruzione di siffatti strumenti. Una capacità che lo stesso scrivente, per quanto di opinione diversa riguardo alla antichizzazione, reputa notevole.

Come suonano questi strumenti e che caratteristiche hanno?
Molti si chiedono anche: il loro costo è differente? Perché un musicista dovrebbe o non dovrebbe acquistarne uno? Per ciò che riguarda il suono non possiamo dire che il processo di antichizzazione dia un suono migliore o peggiore, alla fine si tratta di un procedimento estetico.
Se un costruttore vuole realizzare una vera e propria copia il discorso può essere diverso.
Ci sono strumenti che arrivano a somigliare moltissimo allo strumento originale. Come per le altre opere d’arte, la copia richiede uno studio minuzioso e a volte persino avere lo strumento originale letteralmente a portata di mano. Possono essere strumenti molto costosi oltre che unici.
Come si realizza la copia di uno strumento antico?
Per realizzare una copia si usano tecniche tra le più disparate. A volte si usano prodotti piuttosto aggressivi per creare l’effetto del legno consumato o macchiato.
Ho visto strumenti con le tavole deformate per essere identici agli originali, quindi modellate volutamente. Graffi, macchie, finte crepe, innesti del manico fatti appositamente (nei violini antichi tutti i manici son stati sostituiti, l’unica parte originale è la testa).
Un lavoro e una capacità notevole che non può non essere giustamente riconosciuta. Non posso che farmi una domanda: perché?

Ammetto che per me lo strumento nasce nuovo e immacolato. I segni è bello quando cominciano a farsi da soli. Lo strumento cresce con lo strumentista e continuerà dopo la morte di quest’ultimo come è sempre stato.
Ma per darmi una risposta sul perché si creino questi strumenti, credo che per qualche musicista sia un aiuto forse più a livello psicologico, opinione personalissima, cambiando cioè l’atteggiamento verso il proprio stesso strumento e aiutando così il musicista a esprimersi meglio.
Un’altra risposta che mi viene spontanea è dovuta alla questione economica. Per quanto sia molto costosa, una copia è sicuramente meno costosa di uno Stradivari originale.
Una risposta di cui sono certo è la solita questione di marketing. Sul mercato si vendono più facilmente. Resta una domanda a cui non possiamo darci una risposta: fra 200 anni come suoneranno questi strumenti?
Vale la pena spendere la stessa cifra che si spenderebbe per uno strumento a nuovo? Non posso onestamente dare una risposta, se non credere che anche questa “terza via” alla fine porti a sviluppare una maggior conoscenza dell’arte liutaria. E che in qualche modo possa arricchire il mondo musicale, artistico e tecnico, come lo è stato, diversamente, per i grandi liutai classici.


