William Blake

[ A cura di Eduardo Ciampi ]

“And did those feet in ancient time” (denominata poi “Jerusalem”, grazie alla celebre versione musicale di Parry) è una lirica del poeta e incisore pre-romantico inglese William Blake (1757-1827), scritta probabilmente nel 1804 e poi pubblicata nel 1808, presente nella prefazione del suo Milton: A Poem in Two Books, dalla raccolta Prophetic Books.

Che cosa ha a che fare Gerusalemme con l’Inghilterra e con Londra?

La poesia è basata sulla leggenda del viaggio ipotetico – e piuttosto improbabile – che Cristo fece in Gran Bretagna assieme a Giuseppe d’Arimatea. Blake vuole fortemente che la Nuova Gerusalemme possa essere costruita sulle placide verdi lande d’Inghilterra. Ma non si tratta di una città materiale, bensì di una dimora di natura spirituale, a cui fanno riferimento vari testi biblici.

L’atteggiamento di William Blake in Jerusalem rispetto al viaggio di Cristo in Inghilterra

Sebbene i versi di Blake guardino alla leggenda del viaggio di Cristo in Inghilterra con un certo scetticismo, mostrano tuttavia di credere fermamente nel Secondo Avvento di Cristo, che propizierà la realizzazione della Nuova Gerusalemme, nonostante la presenza dei mulini satanici: le fabbriche londinesi della prima rivoluzione industriale (1) che hanno cominciato a destabilizzare le tradizionali attività artigianali e a inquinare la natura. Ma perché ciò accada, dovranno essere prima distrutte le macchine di produzione e quelle di guerra.

William Blake
William Blake

Il primo inno

Proprio durante la Grande Guerra, il poeta Robert Bridges chiese al compositore inglese Hubert Parry (1848-1918) – già noto per aver scritto tanta valida musica corale, celebri songs, oratori, e ben cinque sinfonie – di musicare la poesia e realizzare un inno che avesse potuto celebrare e sostenere la nazione in un momento così drammatico.

Parry realizzò nel 1916 un brano per coro all’unisono, diviso in due stanze, come dall’originale di Blake; vi aggiunse quattro battute d’introduzione e una coda da eseguire all’organo che utilizzano materiale tematico dell’inno, come sarà possibile ascoltare qui.

L’orchestrazione del brano verrà successivamente (nel 1922) affidata al ben più celebre e longevo compositore inglese tardo-romantico Edward Elgar (1857 – 1934), eccola.

Hubert Parry
Hubert Parry

Emerson Lake & Palmer

Nel 1973, Keith Emerson, Greg Lake, and Carl Palmer, nella preparazione del loro quarto album Brain Salad Surgery, decisero di registrare una loro versione dell’inno “Jerusalem”, ponendolo come primo brano del loro nuovo LP.

EL&P è stato uno dei gruppi storici del rock progressive: perché mai decisero d’includere nel loro album questa lirica del poeta pre-romantico William Blake, utilizzata poi musicalmente come inno religioso dal compositore inglese tardo romantico Hubert Parry?

Il patriottismo nell’inno Jerusalem di William Blake

Sembrerebbe una scelta insolita per un gruppo decisamente lontano dalle tematiche religiose (2), ma il testo della poesia ha anche una forte componente nazionale e patriottica – è uno degli inni più amati in Inghilterra (3) – motivo per cui ritennero che la loro versione cantata da Lake potesse avere un impatto efficace come incipit dell’album.

Peraltro l’utilizzo di musica di compositori classici – Modest Mussorgskij e Piotr Ilic Ciakovskij nell’intero album Pictures at an Exibition (1971)(4), Aaron Copland nel brano “Hoe Down” (5) di Trilogy (1972) e poi nella poderosa “Fanfare for the Common Man” di Works vol. 1 (1977) – è stato sempre un elemento caratterizzante della loro musica.

Ora era Parry a stimolare un loro brano, aperto da un’articolata reinterpretazione dell’introduzione organistica da parte di Keith Emerson col vivace supporto ritmico di Robert Palmer alla batteria, e intonato quindi dal bassista, chitarrista e cantante Greg Lake – noto per aver iniziato la sua carriera musicale con un’altra celebre band inglese di rock progressive: i King Crimson – come si potrà ascoltare in questo video.

Emerson Lake & Palmer
Emerson Lake & Palmer

 

Testo della lirica Jerusalem

And did those feet in ancient time
Walk upon England’s mountains green:
And was the holy Lamb of God,
On England’s pleasant pastures seen!

And did the Countenance Divine,
Shine forth upon our clouded hills?
And was Jerusalem builded here,
Among these dark Satanic Mills?

Bring me my Bow of burning gold:
Bring me my arrows of desire:
Bring me my Spear: O clouds unfold!
Bring me my Chariot of fire!

I will not cease from Mental Fight,
Nor shall my sword sleep in my hand:
Till we have built Jerusalem,
In England’s green & pleasant Land.

Traduzione in italiano del testo di Jerusalem (William Blake)

E davvero quei piedi, in tempi antichi,
camminarono sulle verdi montagne d’Inghilterra:
e dunque fu visto il santo Agnello di Dio,
sui placidi pascoli d’Inghilterra!

E forse il Volto Divino,
risplendette sulle nostre colline nebbiose?
E Gerusalemme fu costruita qui,
tra questi oscuri mulini satanici?

Portatemi il mio Arco d’oro ardente:
portatemi le mie frecce del desiderio:
portatemi la mia Lancia: o nubi, dispiegatevi!
portatemi il mio Carro di fuoco!

Non cesserò la Lotta Mentale,
né la mia spada dormirà nella mia mano:
finché non avremo costruito Gerusalemme,
nella verde e leggiadra Terra d’Inghilterra.

NOTE

  1. Un’altra lettura interpreta quell’epiteto rivolto al potere ecclesiastico, o comunque sacerdotale, anche pre-cristiano; atteggiamento rivoluzionario volto a scuotere l’umanità da un certo irresponsabile immobilismo. Una teoria ulteriore fa riferimento a un concetto mistico, insito alla particolare mitologia immaginifica creata da Blake.
  2. Anzi, forse fu proprio la lettura anti-religiosa – a cui abbiamo accennato in una nota precedente – a farli decidere: fin dagli anni Sessanta i gruppi musicali giovanili erano per la maggior parte ribelli rispetto alle religioni e a qualsiasi altra forma tradizionale di potere.
  3. Fu anche proposto come inno nazionale: il re Giorgio V lo preferiva a God Save the King/Queen.
  4. Nell’LP sono presenti le versioni rock di un brano del balletto “Lo Schiaccianoci” di Ciaikovskij e dell’intera composizione pianistica di Mussorgkskij, Quadri di una esposizione (nota anche per la brillante realizzazione orchestrale di Maurice Ravel).
  5. Tratto dal balletto di Copland, Rodeo (1942).
8 Febbraio 2026
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