
The Stolen Child
[ A cura di Eduardo Ciampi ]
The Stolen Child (poesia tratta dalla raccolta “The Wanderings of Oisin and Other Poems”, 1889) descrive un rapimento fatato di un bambino, fenomeno che William Butler Yeats (1865-1939) – profondo conoscitore della mitologia irlandese e dei racconti e delle leggende sulle fate – conosceva bene.
Le creature sottili del mondo dei fairies non sono poi così benevole e, attratte spesso dalla forza, dalla concretezza e dalla vitalità del genere umano, rapiscono i bambini e in particolare i neonati, oppure seducono belle fanciulle e giovinetti per poi condurli nel loro mondo.
Cosa succede ai rapiti dalle fate
Si tendeva anche a spiegare alcuni comportamenti anomali, come l’autismo o la depressione, come patologie connesse al contatto con tale dimensione soprannaturale, affermando che i rapiti ritornati avessero perso l’anima avendo assaporato il cibo delle fate, che una volta assaggiato lascia uno struggente desiderio, che spesso si rivela fatale, conducendo alla follia e alla morte. (1)
Un modo per dare spiegazioni al dolore
In questa ballata Yeats cerca di esprimere il dolore per una perdita di vita ancora in fiore e invita a trovare consolazione nel pensare che le fate avessero sottratto quella giovane vita a un triste destino (peraltro, secondo l’antica tradizione pagana, solo chi è caro agli dei muore giovane). Nella poesia, l’atteggiamento delle fate appare persino compassionevole e giacché il fato del fanciullo, ovvero il mondo degli uomini, è crudele, esse vogliono evitargli sofferenze. (2)
Racconti, fiabe e ballate della tradizione celtica
I racconti, le fiabe e le ballate della tradizione celtica sono ricchi di rapimenti fatati e descrivono una vasta gamma di situazioni che tendono a mettere in guardia i malcapitati: per prima cosa non bisogna mai fermarsi su un prato d’erba alta e dentro a un’area circolare di funghi, perché sono dei cerchi magici, sorta di portali che danno accesso al mondo intermedio. Anche addormentarsi ai piedi di una collina può essere pericoloso, in quanto potrebbe trattarsi di un tumulo fatato, dimora di elfi…
Ambientazione
La poesia è ambientata nella contea di Sligo, dove il poeta irlandese trascorse la maggior parte delle sue vacanze estive di fanciullo, precisamente al Lough Gill, un lago suggestivo, ricco di isolette.
Nella poesia sono citate altre due località care al mondo fatato: Rosses Point nella Baia di Sligo (anch’essa località di villeggiatura della famiglia Yeats) e la cascata di Glencar, tra Sligo e Manorhamilton, nella contea di Leitrim.
In questi luoghi ameni le fate vanno a divertirsi, e portano provviste sull’isola di Innisfree (isola disabitata nel Lough Gill, in cui Yeats avrebbe voluto vivere abitando in un piccolo cottage) per banchettare, e poi danzare al chiaro di luna, sul bagnasciuga.
La poesia celtica di Yeats nella musica
È stata la cantante e strumentista canadese Loreena McKennitt, nel suo primo album Elemental (1985), a dare diffusa popolarità a questa poesia nell’ambito della musica folk, con un brano magnetico, assai coinvolgente dal punto di vista emotivo.
Il suono dell’arpa celtica accompagna la sempre efficace voce della McKennitt, capace di creare atmosfere magiche, che culminano nel ritornello che invita il bambino a fuggire dal malvagio mondo umano.
Cyrill Rootham
Nel mondo della musica colta fu Cyrill Rootham, compositore inglese del XX secolo, a creare un vero e proprio capolavoro sinfonico-corale, in grado di evocare le atmosfere ispirate dal testo: The Stolen Child op. 38 per orchestra.
Nel brano si può cogliere il delicato movimento delle onde del lago espresso dalle terzine, l’andamento modale della costruzione armonica e melodica, nonché altre tecniche formali e scelte timbriche che hanno reso al meglio le liriche di Yeats.
Esistono due versioni della composizione: quella originale del 1911 per Soprano, Contralto, Tenore, Basso e pianoforte, e quella definitiva del 1912 per coro e orchestra.

Il lettore potrà gustare qui la composizione del 1912.
The Stolen Child (testo originale in inglese)
Where dips the rocky highland
Of Sleuth Wood in the lake,
There lies a leafy island
Where flapping herons wake
The drowsy water rats;
There we’ve hid our faery vats,
Full of berrys
And of reddest stolen cherries.
Come away,
O human child!
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world’s more full of weeping than you can understand.
Where the wave of moonlight glosses
The dim gray sands with light,
Far off by furthest Rosses
We foot it all the night,
Weaving olden dances
Mingling hands and mingling glances
Till the moon has taken flight;
To and fro we leap
And chase the frothy bubbles,
While the world is full of troubles
And anxious in its sleep.
Come away,
O human child!
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world’s more full of weeping than you can understand.
Where the wandering water gushes
From the hills above Glen-Car,
In pools among the rushes
That scarce could bathe a star,
We seek for slumbering trout
And whispering in their ears
Give them unquiet dreams;
Leaning softly out
From ferns that drop their tears
Over the young streams.
Come away,
O human child!
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world’s more full of weeping than you can understand.
Away with us he’s going,
The solemn-eyed:
He’ll hear no more the lowing
Of the calves on the warm hillside
Or the kettle on the hob
Sing peace into his breast,
Or see the brown mice bob
Round and round the oatmeal chest.
For he comes, the human child,
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world’s more full of weeping than he can understand.
Il Fanciullo rapito (traduzione in italiano)
Là dove l’altopiano roccioso
di Sleuth Wood si immerge nel lago,
appare un’isola bella e ricca
dove il frullo d’ali degli aironi,
dà la sveglia alle nutrie;
là abbiamo nascosto le nostre fate
con cesti ricolmi di mirtilli,
e di rosse ciliegie rubate.
Vieni, fanciullo umano,
presso le acque e i boschi!
Mano nella mano di una fata
perché il mondo contiene più lacrime
di quante tu possa sopportare
Dove l’onda, al chiaro di luna,
schiarisce le grigie sabbie,
laggiù, presso la lontana Rosses,
che per tutta la notte battiamo,
seguendo la trama dei balli più antichi,
intrecciando mani e sguardi
finché la luna non vola via;
e su e giù, salterellando,
inseguiamo le bolle schiumose,
mentre il mondo è ricolmo di pene
e dorme d’un sonno ansioso.
Vieni, fanciullo umano,
presso le acque e i boschi!
Mano nella mano di una fata
perché il mondo contiene più lacrime
di quante tu possa sopportare
Dove l’acqua errabonda zampilla,
dalle colline sopra Glencar
nelle pozze fra i giunchi,
dove a stento una stella potrebbe bagnarsi,
cerchiamo le trote addormentate
e bisbigliandogli sulle teste
doniamo loro sogni inquieti,
sporgendoci piano
dalle felci che piangono lacrime
sui novelli rivoli.
Vieni, fanciullo umano,
presso le acque e i boschi!
Mano nella mano di una fata
perché il mondo contiene più lacrime
di quante tu possa sopportare
Via con noi egli venne,
il fanciullo dagli occhi tristi:
mai più sentirà i muggiti
dei vitelli sui tiepidi pendii,
o il canto del bollitore sul focolare
a soffiargli la pace nel petto,
né vedrà i topolini bruni
circolare attorno alla dispensa.
Eccolo che viene, il fanciullo umano,
presso le acque e i boschi!
Mano nella mano di una fata,
perché il mondo contiene più lacrime
di quante tu ne possa sopportare.
NOTE
- Queste dinamiche d’incontri e rapimenti – che molte tradizioni ci riportano (non ultima quella islamica, come spiega Amira El-Zein nel suo saggio Il Mondo dei jinn) – sono state spesso trasferite dall’uomo contemporaneo nel mito moderno degli alieni e delle apparizioni ufologiche, come chiarisce Charles Upton nel suo saggio Agenda UFO; che si tratti del medesimo fenomeno, visto con occhi diversi?
- Il ritornello recita infatti: Come away, O human child! / To the waters and the wild / With a faery, hand in hand, / For the world’s more full of weeping than you can understand. (“Vieni, fanciullo umano, / presso le acque e i boschi! / Mano nella mano di una fata, / perché il mondo contiene più lacrime di quante tu possa sopportare”).
BIBLIOGRAFIA
- AAVV – Geni, Angeli e Demoni (Ed. Mediterranee, 1994)
- Ciampi E. – “La Campana Sommersa”: da Hauptamnn a Respighi. Il Soprannaturale della Natura (Irfan, 2016)
- El-Zein A. – Il mondo dei jinn. L’Islam, gli arabi e il mondo invisibile dei geni (Casadeilibri, 2025)
- Kirk R. – Il Regno Segreto (Adelphi, 1980)
- Upton C. – Agenda Ufo: L’inganno dello svelamento alieno. Metafisica dell’ingegneria sociale (Irfan, 2024)
- Yeats WB. – The Wanderings of Oisin and Other Poems (Kegan-Trench, 1889)
- Yeats WB. – Fiabe Irlandesi (Einaudi, 1997)




