
Hai pubblicato una fotografia sul tuo sito e, magari dopo mesi o anni, ricevi una comunicazione che ti chiede di dimostrare di avere il diritto di utilizzarla? Oppure una richiesta di pagamento per regolarizzare l’utilizzo di un’immagine?
Non si tratta necessariamente di una semplice proposta commerciale e non è neppure detto che la somma richiesta sia automaticamente dovuta.
Un fenomeno in crescita, grazie all’AI
Negli ultimi anni si è sviluppato un vero e proprio ecosistema di servizi specializzati nel monitoraggio delle immagini online, nell’individuazione degli utilizzi non autorizzati e nella gestione delle relative contestazioni.
COPYTRACK è uno dei nomi più conosciuti, ma non è l’unico. PicRights, Pixsy, ImageRights e altre realtà operano, con modalità differenti, in questo settore.
Capire chi sono, come funzionano e soprattutto che cosa può succedere quando una di queste società individua una fotografia sul nostro sito può essere utile a chiunque pubblichi contenuti online.
Dal copyright al “copyright enforcement”: un’attività che sta cambiando
Per molti anni il problema del copyright delle immagini online è stato relativamente semplice da descrivere: un fotografo o un’agenzia scopriva che una propria fotografia era stata utilizzata senza autorizzazione e doveva decidere personalmente se chiedere la rimozione dell’immagine, proporre una regolarizzazione o intraprendere un’azione legale.
La crescita degli strumenti di ricerca automatica delle immagini ha cambiato significativamente questo scenario.
Cosa è cambiato con l’AI
Oggi è possibile caricare grandi quantità di fotografie in sistemi che effettuano ricerche sul web, individuano immagini identiche o molto simili e segnalano dove vengono utilizzate.
Il passaggio successivo è altrettanto importante: non limitarsi a trovare l’immagine, ma trasformare quella scoperta in una pratica di copyright enforcement.
In termini molto semplici:
monitoraggio → individuazione → verifica → contestazione → richiesta di regolarizzazione o compensazione → eventuale escalation legale.
È questo il fenomeno che sta dando vita a un mercato specializzato.
Che cosa fanno concretamente queste società?
Non tutte operano esattamente allo stesso modo, ma il modello può comprendere diverse attività:
- ricerca automatizzata degli utilizzi delle immagini;
- confronto tra immagini originali e immagini pubblicate online;
- individuazione di possibili utilizzi privi di licenza;
- raccolta delle informazioni necessarie a documentare il caso;
- contatto con il proprietario o gestore del sito che ha pubblicato l’immagine;
- richiesta di informazioni sulla licenza o sull’autorizzazione;
- proposta di una licenza retroattiva;
- richiesta di un compenso per l’utilizzo già effettuato;
- negoziazione di una soluzione;
- eventuale coinvolgimento di avvocati o altri professionisti quando la controversia non può essere risolta direttamente.
Questa ultima distinzione è importante.
Non tutte le società che si occupano di copyright enforcement sono studi legali. Alcune sono piattaforme tecnologiche, altre agiscono come rappresentanti o intermediari dei titolari dei diritti, altre combinano tecnologia, gestione delle pratiche e accesso a una rete di professionisti legali.
COPYTRACK, PicRights, Pixsy, ImageRights: chi sono i principali player?
Non è corretto considerarli semplicemente come “concorrenti” tra loro. Sono piuttosto alcuni dei nomi più significativi di un settore nel quale stanno emergendo modelli di business diversi.
COPYTRACK
COPYTRACK è probabilmente il nome più facilmente associabile oggi al modello di monitoraggio e gestione delle violazioni del copyright sulle immagini.
Il servizio nasce attorno alla possibilità di individuare utilizzi delle fotografie sul web e di gestire successivamente la pratica per conto del titolare dei diritti.
Il percorso può comprendere la verifica dell’utilizzo, il contatto con il soggetto che ha pubblicato l’immagine, la richiesta di una licenza o di un compenso e, nei casi appropriati, il coinvolgimento di professionisti legali.
È proprio questo modello che abbiamo approfondito nell’articolo dedicato a COPYTRACK.
PicRights
PicRights si presenta esplicitamente come una realtà specializzata in copyright enforcement e risoluzione delle controversie relative al diritto d’autore.
Il suo sito spiega che aziende, marchi e artisti possono incaricarla di monitorare e risolvere per loro conto contestazioni relative al copyright.
È particolarmente interessante per il pubblico italiano perché dispone anche di PicRights Italy S.r.l., che fornisce il servizio in italiano e inglese.
Il modello è quindi molto vicino a quello che abbiamo appena descritto: individuazione dell’utilizzo, verifica della situazione, contatto con chi ha pubblicato l’immagine e gestione della possibile soluzione.
Ma PicRights è anche protagonista di una vicenda giudiziaria austriaca che permette di capire meglio che cosa può accadere quando una semplice richiesta di pagamento si trasforma in una vera controversia.
Pixsy
Pixsy ha un’impostazione particolarmente articolata.
Da un lato offre strumenti per monitorare le immagini online e individuare possibili utilizzi non autorizzati; dall’altro permette al titolare dei diritti di affidare la gestione del caso alla propria struttura.
Pixsy dichiara di occuparsi dell’intero percorso, dalla post-licensing alla negoziazione di accordi, fino all’eventuale contenzioso attraverso professionisti legali locali.
Il modello economico dichiarato è interessante: la gestione di un caso viene proposta senza costi iniziali e Pixsy applica una commissione quando riesce effettivamente a recuperare una somma.
È quindi un esempio particolarmente evidente di come il copyright enforcement possa trasformarsi in un servizio strutturato “end to end”.
ImageRights
ImageRights International è un’altra realtà ormai consolidata nel settore.
Il suo modello è organizzato attorno a tre attività: Discovery, Recovery e Copyright.
Discovery riguarda l’individuazione degli utilizzi delle immagini sul web.
Recovery riguarda invece la gestione delle contestazioni e il recupero economico delle somme relative agli utilizzi non autorizzati.
La piattaforma prevede anche servizi collegati alla registrazione del copyright negli Stati Uniti.
ImageRights dichiara inoltre che, quando una controversia non può essere risolta direttamente, può ricorrere a professionisti legali per eventuali ulteriori azioni.
Fair Licensing e PIXRAY
Qui troviamo invece un modello diverso, che vale la pena conoscere proprio perché mostra quanto il settore si stia articolando.
Fair Licensing non si presenta semplicemente come un soggetto che invia direttamente una richiesta di pagamento al presunto utilizzatore.
È soprattutto uno strumento software attraverso il quale fotografi e agenzie possono gestire autonomamente i casi.
Il titolare dei diritti può costruire una pratica inserendo l’immagine originale, le prove dell’utilizzo, i dati del sito e una proposta di licenza retroattiva.
Il destinatario riceve quindi una comunicazione e può accedere a un portale nel quale visualizzare la proposta e, se la accetta, acquistare la licenza.
PIXRAY, la società che sviluppa Fair Licensing, descrive esplicitamente questo modello come un modo per trasformare gli utilizzi non autorizzati in opportunità di licensing, mantenendo il controllo della relazione direttamente nelle mani del titolare dei diritti.
È una differenza importante: non tutte le attività di copyright enforcement sono gestite da un intermediario che si presenta direttamente al presunto utilizzatore.
Cosa succede quando una fotografia viene individuata?
A questo punto arriviamo alla domanda probabilmente più utile per chi gestisce un sito.
Che cosa succede se una di queste società trova una fotografia sul mio sito?
Non esiste una procedura identica per tutti i player, ma possiamo immaginare un percorso abbastanza rappresentativo.
1. L’immagine viene individuata
Un sistema di ricerca automatizzata trova una fotografia che corrisponde, o sembra corrispondere, a un’immagine appartenente a un fotografo, a un’agenzia o a un altro titolare dei diritti.
2. Il caso viene verificato
Il semplice fatto che un’immagine sia stata trovata online non significa necessariamente che esista una violazione.
Occorre verificare, per esempio:
- chi è il titolare dei diritti;
- chi ha pubblicato l’immagine;
- quale utilizzo ne è stato fatto;
- quando è stata pubblicata;
- se esiste una licenza;
- chi ha acquistato eventualmente la fotografia;
- quali utilizzi consentiva la licenza.
3. Arriva una comunicazione
È questo il momento nel quale il proprietario del sito può ricevere una email, una lettera o una comunicazione attraverso una piattaforma.
La richiesta può avere contenuti differenti.
Potrebbe essere chiesto di:
- dimostrare di avere una licenza;
- fornire informazioni sull’origine dell’immagine;
- rimuovere l’immagine;
- acquistare una licenza retroattiva;
- pagare una somma per l’utilizzo già effettuato;
- oppure risolvere una contestazione attraverso un accordo.
Non bisogna quindi dare per scontato che una comunicazione significhi automaticamente “pagare una multa”.
Una società privata non sta necessariamente infliggendo una sanzione amministrativa: può stare formulando una pretesa economica, chiedendo di regolarizzare un utilizzo o proponendo una soluzione transattiva.
La natura precisa della richiesta dipende dal caso concreto.
E se la richiesta viene contestata?
Qui il percorso può cambiare.
Una cosa è ricevere una comunicazione e poter dimostrare rapidamente che l’immagine era stata acquistata con una licenza valida.
Un’altra è rispondere:
“Non sono d’accordo con la vostra richiesta.”
Da quel momento non siamo più davanti a una semplice pratica amministrativa o commerciale.
La questione può diventare una controversia vera e propria, nella quale il titolare dei diritti e il destinatario della richiesta sostengono posizioni differenti.
Ed è proprio questo il punto nel quale diventa interessante osservare ciò che è successo in Austria.
Il caso PicRights in Austria: quando il recupero diventa controversia
Nel 2023 l’Oberster Gerichtshof (OGH), la Corte Suprema austriaca, si è occupato di una controversia che coinvolgeva PicRights Austria GmbH e Alfred Höfinger.
La decisione, 4 Ob 45/23f del 12 settembre 2023, è particolarmente interessante perché riguarda proprio il confine tra attività di recupero crediti e attività giuridica quando una pretesa relativa al copyright viene contestata.
Il caso non significa che PicRights non possa occuparsi di copyright e non stabilisce che le richieste economiche relative alle fotografie siano illegittime.
La questione era molto più specifica.
La Corte ha esaminato i limiti dell’attività che può essere svolta da un istituto di recupero crediti quando la pretesa non è più incontestata.
In sostanza, il problema nasce quando il soggetto incaricato del recupero non si limita a chiedere il pagamento di un credito, ma entra nella gestione giuridica della controversia: per esempio discutendo le obiezioni del destinatario, valutando la fondatezza della pretesa, negoziando una transazione o svolgendo attività che, secondo il diritto austriaco, sono riservate agli avvocati.
La Corte Suprema austriaca ha quindi confermato una distinzione molto interessante:
una cosa è recuperare un credito non contestato; altra cosa è gestire come attività professionale una controversia giuridica contestata.
Quando il destinatario contesta la pretesa, il percorso può quindi richiedere il passaggio a professionisti abilitati.
Attenzione: è una sentenza austriaca
Ci teniamo a sottolineare questo punto.
La decisione dell’OGH riguarda il diritto austriaco e le regole austriache sull’attività di recupero crediti e sulla professione forense.
Non può essere utilizzata per affermare automaticamente che in Italia una società di copyright enforcement possa o non possa compiere determinate attività.
È però un esempio estremamente utile per capire come può cambiare la natura di una pratica quando una richiesta iniziale viene contestata.
Il percorso può quindi essere, semplificando:
individuazione dell’immagine → prima comunicazione → verifica della licenza → risposta del destinatario → eventuale contestazione → negoziazione o passaggio a professionisti legali.
Non è detto che ogni caso segua tutte queste fasi e non è detto che una contestazione sfoci in una causa.
Ma è uno scenario plausibile.
Ho ricevuto una richiesta: devo pagare subito?
No: non è prudente né pagare automaticamente né ignorare automaticamente la comunicazione.
La prima cosa da fare è capire esattamente che cosa viene contestato.
Può essere utile raccogliere:
L’immagine contestata
Salva una copia della fotografia e della pagina nella quale è stata utilizzata.
L’origine dell’immagine
Ricorda dove è stata reperita e chi l’ha fornita.
La licenza
Se la fotografia è stata acquistata, cerca fatture, ricevute, email, condizioni di licenza, account della banca immagini o qualsiasi altra documentazione.
La data
Cerca di capire quando l’immagine è stata pubblicata e per quanto tempo è rimasta online.
Il tipo di utilizzo
Un conto è una pagina istituzionale, un altro è una campagna pubblicitaria, un altro ancora è una vendita online.
La comunicazione ricevuta
Conserva integralmente email, allegati, screenshot e link contenuti nella richiesta.
Il soggetto che formula la richiesta
Verifica chi ti sta scrivendo, per conto di chi agisce e quale diritto dichiara di rappresentare.
E se non possiedo più la documentazione?
È una situazione tutt’altro che teorica.
Un’immagine può essere stata pubblicata cinque, dieci o anche più anni fa. Il sito potrebbe essere stato realizzato da un’agenzia, da un dipendente o da un collaboratore che oggi non lavora più con l’azienda.
Potrebbero essere cambiati CMS, server, amministratori e fornitori.
In questi casi non è prudente concludere automaticamente:
“Non trovo la licenza, quindi devo pagare.”
Ma neppure:
“Non trovo la licenza, quindi la richiesta non vale nulla.”
La mancanza di documentazione rende semplicemente più importante ricostruire i fatti.
Può essere utile cercare nei vecchi backup del sito, nelle email, nelle fatture, negli archivi dell’agenzia che aveva realizzato il progetto, negli account delle piattaforme utilizzate e nella documentazione amministrativa.
E se ho già rimosso la fotografia?
La rimozione è certamente una delle azioni da considerare, ma non significa necessariamente che la questione relativa all’utilizzo passato sia automaticamente cancellata.
Se l’immagine è rimasta online per un certo periodo, la società potrebbe contestare proprio quell’utilizzo precedente.
Anche per questo è preferibile non cancellare tutto senza prima conservare le informazioni necessarie a ricostruire il caso.
Una richiesta di pagamento è una “sanzione”?
Questa è probabilmente una delle precisazioni più importanti di tutta la questione.
Normalmente, una richiesta economica proveniente da una società privata non deve essere confusa con una sanzione amministrativa.
Il linguaggio utilizzato nella comunicazione può parlare di compensazione, risarcimento, licenza retroattiva, settlement, regolarizzazione o altre formule.
La qualificazione giuridica dipende dalla situazione concreta, dalla legislazione applicabile, dai diritti fatti valere e dal soggetto che formula la richiesta.
Per questo è meglio non utilizzare automaticamente la parola “multa” o “sanzione”.
E, allo stesso tempo, sarebbe un errore opposto pensare che una richiesta privata non abbia alcuna rilevanza.
Una contestazione relativa al copyright può infatti avere conseguenze economiche e, nei casi controversi, può arrivare a coinvolgere professionisti legali e autorità giudiziarie.
Il vero cambiamento: dal semplice controllo delle immagini a un nuovo mercato
È questo, probabilmente, l’aspetto più interessante del fenomeno.
Il copyright enforcement delle immagini non è più soltanto una questione tra un fotografo e un sito web.
Oggi esiste una filiera nella quale possono intervenire:
- tecnologie di reverse image search;
- sistemi automatici di riconoscimento e matching;
- piattaforme di gestione dei casi;
- società specializzate nell’enforcement;
- servizi di licensing retroattivo;
- società di recupero;
- studi legali e professionisti specializzati.
E non tutti svolgono la stessa funzione.
Alcuni si concentrano soprattutto sul monitoraggio.
Altri sulla gestione dei claim.
Altri ancora sulla negoziazione e sul recupero economico.
Altri forniscono semplicemente gli strumenti tecnologici perché siano fotografi, agenzie o titolari dei diritti a gestire direttamente la pratica.
È quindi più corretto parlare di ecosistema del copyright enforcement che di un singolo modello.
COPYTRACK è destinato a diventare il nome di questa attività?
È una domanda curiosa, ma non del tutto priva di fondamento.
COPYTRACK è un marchio, non il nome generico di questa attività. Tuttavia la parola è particolarmente evocativa: combina l’idea del copyright con quella del monitoraggio, del “tracking” delle immagini.
Oggi sarebbe prematuro sostenere che “copytrack” sia diventato un termine comune per indicare il copyright enforcement delle immagini.
Ma il fenomeno che descrive è reale e sta diventando sempre più strutturato.
È possibile che, con la crescita dei servizi di monitoraggio e di gestione delle violazioni, anche il linguaggio utilizzato per descrivere questa attività diventi progressivamente più familiare.
Per ora, quindi, COPYTRACK è una società; copyright enforcement è il fenomeno più ampio.
E questa distinzione è importante.
In conclusione: se arriva una comunicazione, niente panico ma neppure superficialità
Il punto non è avere paura di qualsiasi email che contenga le parole “copyright infringement”.
E nemmeno pensare che ogni richiesta di pagamento sia automaticamente infondata.
Il punto è verificare.
Se una società sostiene che una fotografia pubblicata sul tuo sito appartiene a un proprio cliente o rappresentato, la risposta più razionale è ricostruire i fatti:
Qual è l’immagine?
Da dove proviene?
Chi l’ha pubblicata?
Quando è stata pubblicata?
Esiste una licenza?
Che cosa permetteva quella licenza?
Chi sta formulando la richiesta?
Per conto di chi?
Che cosa viene richiesto esattamente e come è stata calcolata la somma?
Solo dopo aver risposto a queste domande sarà possibile capire se ci troviamo davanti a un semplice equivoco, a una richiesta di documentazione, a un problema di licenza, a una proposta di regolarizzazione oppure a una controversia che richiede una valutazione professionale.
Il copyright enforcement delle immagini è un settore relativamente nuovo per il grande pubblico, ma gli strumenti tecnologici e i servizi che lo rendono possibile sono già molto evoluti.
E per chi gestisce un sito, un blog, un e-commerce o i canali digitali di un’azienda, la lezione più semplice è forse anche la più importante:
sapere da dove proviene ogni immagine e conservare la relativa documentazione può diventare molto più importante di quanto sembri nel momento in cui la fotografia viene pubblicata.
FAQ: copyright enforcement e richieste sulle immagini
Che cos’è il copyright enforcement delle immagini?
È l’insieme delle attività finalizzate a individuare e gestire utilizzi delle immagini che il titolare dei diritti ritiene non autorizzati. Può comprendere monitoraggio online, verifica, richieste di rimozione, licensing retroattivo, richieste economiche e, in alcuni casi, azioni legali.
Quali società si occupano di copyright enforcement delle immagini?
Tra le realtà più note si possono citare COPYTRACK, PicRights, Pixsy e ImageRights. Esistono inoltre piattaforme tecnologiche, come Fair Licensing/PIXRAY, che consentono ai titolari dei diritti di gestire direttamente le proprie pratiche.
Ho ricevuto una richiesta da COPYTRACK o PicRights: devo pagare?
Non è possibile stabilirlo senza esaminare il caso concreto. È opportuno prima verificare l’immagine contestata, la titolarità dei diritti, l’eventuale licenza, il tipo di utilizzo e la documentazione sulla quale si basa la richiesta.
Se cancello la fotografia dal sito il problema è risolto?
Non necessariamente. La rimozione può interrompere l’utilizzo futuro, ma non cancella automaticamente l’eventuale utilizzo precedente.
Se ho trovato una fotografia su Google, posso utilizzarla?
No. Il fatto che una fotografia sia reperibile attraverso Google o un altro motore di ricerca non significa che sia liberamente utilizzabile.
Una richiesta di pagamento per una fotografia è una multa?
Non necessariamente. Una richiesta proveniente da una società privata non equivale automaticamente a una sanzione amministrativa. Può trattarsi, a seconda dei casi, di una richiesta di compensazione, di una proposta di licenza retroattiva, di una richiesta risarcitoria o di una proposta transattiva.
Cosa devo fare se non sono d’accordo con la richiesta?
È opportuno non ignorarla e non ammettere automaticamente la violazione. Bisogna innanzitutto raccogliere la documentazione relativa all’immagine e alla licenza e verificare attentamente chi formula la richiesta, per conto di chi e su quali elementi si fonda.
La sentenza austriaca contro PicRights vale anche in Italia?
No. La decisione dell’OGH austriaco riguarda il diritto e le regole professionali austriache. Può essere interessante come esempio di ciò che può accadere quando una richiesta viene contestata, ma non può essere applicata automaticamente alle controversie italiane.
Devo rivolgermi a un avvocato?
Non necessariamente per ogni comunicazione. Se però la richiesta è significativa, viene contestata la validità della licenza, la somma richiesta è rilevante o la questione entra in una fase formalmente legale, può essere opportuno rivolgersi a un professionista qualificato prima di assumere una posizione definitiva.
Nota: questo articolo ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza legale.
A cura di Raffaele Magrone
Immagine in apertura: foto di Abbaphe Media scaricata in data 11/08/2026 per uso gratuito da Pexels


