Il mondo della musica italiana piange la scomparsa di Gino Paoli, morto il 24 marzo 2026 all’età di 91 anni, nella sua amata Genova, in un’atmosfera di affettuosa riservatezza e raccoglimento dei familiari. Con lui se ne va uno dei padri fondatori della canzone d’autore italiana, protagonista assoluto della cosiddetta “scuola genovese”.

Autore di brani immortali, Paoli ha saputo trasformare emozioni intime in poesia universale e popolare, attraversando oltre sessant’anni di carriera e influenzando generazioni di artisti.

In questo articolo ripercorriamo:

  • le 20 canzoni più celebri di Gino Paoli;
  • gli aneddoti più affascinanti;
  • i momenti chiave della sua biografia.

Le 20 canzoni più famose di Gino Paoli (con anno e qualche aneddoto)

  1. Il cielo in una stanza (1960)
  2. La gatta (1960)
  3. Che cosa c’è (1964)
  4. Senza fine (1961)
  5. Sapore di sale (1963)
  6. Vivere ancora (1964)
  7. Sassi (1960)
  8. Averti addosso (1984)
  9. Il mio mestiere (1977)
  10. I semafori rossi non sono Dio (1974)
  11. Una lunga storia d’amore (1984)
  12. Quattro amici (1991)
  13. Come si fa (1969)
  14. Un sorriso gratis (1991)
  15. La bella e la bestia (1992)
  16. Ti lascio una canzone (1985)
  17. A Milano non crescono fiori (1964)
  18. Il pettirosso (2009)
  19. Un altro amore (2002)
  20. Me in tutto il mondo (1961)

1. Il cielo in una stanza (1960)

È la canzone che ha letteralmente cambiato la musica italiana. Scritta nel 1959, nacque – secondo Paoli – mentre si trovava in una stanza sopra una casa di appuntamenti, osservando il soffitto viola.

«Era il 1959», racconta lui stesso, «avevo venticinque anni e fino a quel momento avevo scritto solo altre due canzoni, La gatta e Grazie. Ma anche un capolavoro può avere un percorso travagliato per arrivare al successo».

Infatti quel successo durerà per sempre, come dimostra ancora nel 2021 la presenza di questo brano – nella versione di Mina – in Summertime, la seconda stagione della serie Netflix interamente italiana, diretta da Lorenzo Sportiello e Francesco Lagi, distribuita dal 29 aprile 2020.

Quando Giulio Rapetti (poi diventato Mogol) lo portò in giro a proporla, i commenti al Cielo in una stanza erano di questo tipo:

“questa non è una canzone”, “è meglio che cambi mestiere”, “non può assolutamente andare”. Pare addirittura che Miranda Martino, pronunciò la frase “questa è una canzone di merda”.

Poi riuscirono ad arrivare da Mina, che sconsigliata da tutti, pronunciò le fatidiche parole: “Sì, la faccio io”.

Lo stesso Mogol per un po’ non seppe più nulla della canzone, se non che un giorno, di ritorno a Genova incontra il maestro Tony De Vita, autore dell’arrangiamento per Mina che gli disse:

“Hai fatto una canzone che sarà un successo mondiale. Mina, appena ha finito di cantarla, si è messa a piangere e tutti i musicisti si sono alzati in piedi commossi».

Il brano è, non a caso, uno dei più cantati e amati di sempre.

Chi ha arrangiato Il Cielo in una Stanza nella versione più famosa di Gino Paoli?

Ma un aspetto davvero interessante della storia è che Gino Paoli aveva ceduto “​Il cielo in una stanza​” non propriamente con entusiasmo a Mina, tanto che sulla sua interpretazione ci andò giù non proprio morbidamente:

«Canta Il Cielo in una Stanza e l’elenco telefonico allo stesso modo. Non so se sa quello che canta oppure no. Canta come fosse uno straordinario strumento tecnico, come un flauto o una chitarra».

Per queste ragioni, volendo trovare la sua espressione sonora ideale per quella canzone, dopo una versione del 1961 che evidentemente non lo convinse, nel 1962 andò a chiedere a Ennio Morricone un arrangiamento molto più intimistico e adatto a comunicare l’atmosfera che lui aveva in mente. Questa versione ci porta nella vera stanza a cui Gino si riferiva.

Qual è la vera storia raccontata da Il Cielo in una stanza di Gino Paoli?

Il cielo in una stanza è il sincero racconto di un orgasmo, come confermano le stesse parole del cantautore:

«È una canzone dedicata a un gesto umano, ma mistico, che proietta in una dimensione dove sei tutto e niente. Descrivere l’atto è praticamente impossibile, così ho trovato questa tecnica: ci giro intorno e il non detto arrivo a suggerirlo con l’ambiente».

A chi l’avrebbe dedicata? Sempre Gino Paoli risponde alla domanda:

«Era per una puttana della quale mi ero innamorato, perché a quei tempi le ragazze non te la davano. E poi chi ha detto che non si può amare una puttana? Per me il sesso è come un sacrificio umano, qualcosa che ti scaraventa in una dimensione mistica. Se non c’è amore, lo chiama, lo fa nascere, magari anche solo per quel momento».

Come nasce la canzone Il cielo in una stanza?

In un’intervista Gino Paoli parla de Il cielo in una stanza come di una canzone “scritta con fatica”, e tratta di una delle cose umane più vicine e somiglianti a quello che è l’uomo, la sua provvisorietà e il fatto che come il piacere che prova l’uomo finisce in un attimo.

Della genesi della canzone, sempre Gino Paoli racconta:

«Le parole mi vennero un giorno che mi trovavo in un bordello e sdraiato sul letto ne fissavo il soffitto color viola. Con Il cielo in una stanza, sentivo il bisogno di dire che l’amore può nascere in qualsiasi momento e in qualsiasi posto, per proiettarsi ovunque superando ogni confine e barriera».

Oggi sappiamo anche che questa casa di tolleranza genovese era soprannominata “Il Castagna”, perché situata in vico dei Castagna 4. La zona è quella di Porta Soprana, a pochi passi da piazza delle Erbe. Quello che non sappiamo è se Gino Paoli l’avesse frequentata prima o dopo che la Legge Merlin (Legge 20 febbraio 1958, n. 75), approvata il 20 febbraio ed entrata in vigore il 20 settembre 1958, decretò la fine dei bordelli legalizzati e dello sfruttamento della prostituzione.

2. La gatta (1960)

Uno dei primi successi. Racconta con tono malinconico la povertà e i ricordi di gioventù, brano rigorosamente autobiografico: parlava della soffitta sul mare dove Gino viveva da bohemien con la prima moglie Anna Fabbri e vari animali, sfamando la famiglia quando e come poteva.

Il disco vendette inizialmente 119 copie, poi scomparve e infine tornò in vendita tramutandosi, inaspettatamente, in un successo da 100 mila copie la settimana. Curiosità: è diventata anche un classico per l’insegnamento dell’italiano all’estero.

3. Che cosa c’è (1964)

Un brano esistenziale e sospeso, simbolo dello stile intimista della scuola genovese. Mentre in “La gatta” il bridge del brano passa dalla tonalità maggiore alla relativa minore per poi lanciare nuovamente lo spensierato ritornello, in “Che cosa c’è” la parte B (o inciso) della canzone “Come ti amo non posso spiegarti… ecc…” propone una modulazione con cambio temporaneo di tonalità, per poi tornare a quella di partenza sul ritornello. Un procedimento compositivo utilizzato tre anni prima anche in “Senza fine”.

4. Senza fine (1961)

Una delle più grandi canzoni d’amore italiane.

Ornella Vanoni e Gino PaoliEmblema della love story intensa e tormentata tra Gino e Ornella Vanoni, cantante scoperta da Giorgio Strehler, che convinse il cantautore a scrivere per lei questo brano che la lanciò. Pare che per “Senza fine”, della quale esistono nel mondo varie centinaia di versioni, Paoli riceve le congratulazioni dal maestro Herbert Von Karajan e dal grande compositore americano Hoagy Carmichael.

Gino Paoli Sapore di sale

5. Sapore di sale (1963)

Forse il suo brano più popolare o comunque quello reso più iconico e inconfondibile dall’arrangiamento del maestro Ennio Morricone, che introduceva dei suoni che appunto aggiungevano sale alla “dolcezza” della melodia di base. Per decenni ha evocato l’estate italiana per eccellenza.

“Sapore di sale nasce dall’ispirazione di una spiaggia siciliana, dove ci siamo fermati un mese. Quando sono tornato è come se me l’avessero dettata.”

6. Vivere ancora (1964)

Meno nota ma profondamente poetica, riflette sul senso dell’esistenza, la ascoltiamo anche nella colonna sonora del film “Prima della rivoluzione” di Bernardo Bertolucci (1964). Una canzone d’amore intensa e matura, caratterizzata da un tono quasi di confessione intima.

Contempla come in una preghiera la fusione tra due persone, dove il destino di uno si lega indissolubilmente all’altro. Amore profondo e “assoluto”, come un “destino” condiviso, fra dettagli intimi (“i tuoi capelli sparsi sul cuscino”) e presa di coscienza che la persona amata sia diventato parte integrante della propria essenza: “sentire che per sempre il mio destino è diventato tuo”.

7. Sassi (1960)

Brano caratterizzato da una struggente poesia. Fu pubblicato con tre copertine diverse, in un disco 45 giri che nel lato B aveva il brano “Maschere”. Tratto dalla colonna sonora originale del film “La Voglia Matta” (Luciano Salce, 1960) e distribuito da Dischi Ricordi Milano. Arrangiamento orchestrale sotto la direzione di Gian Piero Reverberi con un assolo di Willi Burger all’armonica cromatica.

8. Averti addosso (1984)

Brano sensuale, contenuto nell’album “La luna e il Sig. Hyde”. È una canzone d’autore caratterizzata da uno stile melodico classico, incentrata sul desiderio intenso e la presenza costante della persona amata “come un bottone, una foglia morta, come un rimpianto, come una gioia nuova, come un regalo”.

9. Il mio mestiere (1977)

Abbiamo scelto di citare questo brano poco noto di Gino Paoli perché segna indubbiamente una maturazione artistica e un’ampia riflessione sul ruolo dell’artista.

Fa parte di un album doppio, con l’etichetta “Durium” del 1977 la cui playlist contiene i titoli Sipario, Don Chisciotte, Senza fissa dimora, Meri Clen, Madama Malinconia, 67 parole d’amore, Signora Giorno, Io morirò, Al gran ballo delle idee, la title track Il mio mestiere, Sistematicamente, Queste piccole cose, Quando ti amo, Gli amanti brutti, Dir di no dir di sì, Democrazia, I fiori diversi e Oggetti.

10. I semafori rossi non sono Dio (1974)

Citiamo anche questo titolo provocatorio e simbolico, che segna il ritorno discografico di Gino Paolo dopo anni difficili. Nell’album sempre delle edizioni Durium ci sono anche i brani La Donna Che Amo, Il Manichino, Un’altra Estate, La Libertà, Nonostante Tutto, I Miei Dieci Anni, Mediterraneo, La Sbandata, Chopin e l’esplicito Ma Andate A…

11. Una lunga storia d’amore (1984)

Tra i brani in assoluto più amati degli interi anni ’80 è ancora oggi una delle canzoni preferite da migliaia di coppie di ogni generazione. Gino Paoli la compose nel 1984 per il film di Paolo Quaregna “Una donna allo specchio”: la protagonista è Stefania Sandrelli, altro amore di Gino Paoli, che arriva nella città in cui vive il suo uomo per restarci pochi giorni, ma una passione travolgente fa dimenticare a entrambi ciò che li circonda.

Canzone intensa, tra le più suonate anche nei live con Danilo Rea ed Enrico Rava, come quella “Signora Giorno” del 1977 dedicata a “Lady Day”, la principessa triste delle note blue del jazz, Billie Holiday che Gino Paoli definì “la sua vera maestra”.

12. Quattro amici (1991)

Con il celebre incipit “Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo” questo brano vinse il Festivalbar 1991. Racconta con ironia e nostalgia il passare del tempo tra amici.

Chi erano i Quattro amici al bar di Gino Paoli?

Anni dopo Gino Paoli svelerà che la compagnia di quattro amici comprendeva – oltre ovviamente a lui – Giulio Frezza, suo amico dai tempi dell’Accademia di Belle Arti, il giornalista Arnaldo Bagnasco e l’architetto Renzo Piano.

13. Come si fa (1969)

Un’altra riflessione malinconica sull’amore che finisce.

Vi proponiamo qui alcuni versi:

[Strofa 1]
Prova un po’ tu
A dirmi perché dovrei arrendermi
Solo perché, portandoti via
Posso anche perdere
Vedi, per me perdere te vuol dir che poi
Perdo anche me

[Ritornello]
Ma come si fa
A non vendersi l’anima
Quando sei tu
Che vorresti comprarmela?
Ma come si fa
A sprecare anche un attimo
Quando, quando ti dà
La maniera di vivere?

[Strofa 2]
Ma tu, tu come fai
A parlare d’amore
Se non sai
Dare tutto di te?

Ecco perché non chiedеrai niente di me
Chе non avrai

14. Un sorriso gratis (1991)

Brano dalle nuove sonorità che testimonia l’ingresso stilistico negli anni Novanta caratterizzati da fusion, world music e armonie più intriganti, presente all’interno dell’album Matto come un gatto.

Anche questo brano, come “Quattro amici” ha avuto un notevole successo, raggiungendo la prima posizione in classifica in Italia in quell’anno. Questa la playlist dell’album: Quattro amici, Matto e vigliacco, Un sorriso gratis, Senza gli occhi, L’autostrada, Saremo una canzone, Piccola signora, Come un serpente e Verso d’inverno.

Riascoltando questi brani sembra che ci sia un filo conduttore di una nuova e rassicurante presenza nella vita di Gino Paoli e non a caso, è proprio del 1991 il suo matrimonio con Paola Penzo (con cui già nel 1980 aveva avuto il primo dei tre figli) che resterà la sua compagna di vita fino alla fine.

“Questo cuore perde i colpi, gira con difficoltà”, “Forse solo questa donna può scaldarmi con la sua allegria”, “Chi ripara i miei sogni scassati sei sempre tu… per fortuna mia” (versi tratti dal brano “L’autostrada”)

15. La bella e la bestia (1992)

Non è un brano originale di Gino Paoli, bensì l’adattamento in italiano del singolo “Beauty and the Beast”, pubblicato nel 1992 con l’uscita dell’omonimo film Disney, eseguito da lui in duetto con sua figlia Amanda Sandrelli.

Il singolo fu stampato in Italia sia su CD che su 45 giri, insieme alla versione originale del brano cantata da Angela Lansbury. Diversamente dalla versione inglese, la prima parte della canzone è cantata da un uomo (Gino Paoli) mentre nell’originale a iniziare è Céline Dion. Mentre nella seconda parte canta Amanda Sandrelli, nell’originale c’è la voce maschile di Peabo Bryson.

16. Ti lascio una canzone (1985)

Il titolo è di per sé emblematico, anche pensando alla musica come eredità emotiva che Gino Paoli ci ha lasciato. Il brano, dal testo intimo e profondo, è contenuto nell’album omonimo che consolida il rinnovato successo dell’artista anche negli anni Ottanta.

17. A Milano non crescono fiori (1964)

Brano forse oggi dimenticato, in cui Gino Paoli è ancora una volta supportato dalla conduzione di orchestra di Ennio Morricone su testo di Franco Migliacci.

18. Il pettirosso (2009)

Fece parlare di sé questa canzone inclusa nell’album “Storie” di Gino Paoli, del 2009, suscitando vive polemiche. Anche se con apparente delicatezza, la canzone racconta un triste episodio di pedofilia, vittima una bambina di undici anni, e ciò che fece discutere all’epoca fu che nel testo del brano la bambina alla fine “perdona” il vecchio pazzo che abusò di lei, mentre questi sta morendo.

Addirittura il cantatore fu convocato nel 2009 dalla commissione bicamerale per l’Infanzia, nell’ambito di un’indagine conoscitiva che la commissione stessa stava svolgendo sulla pedopornografia.

“Nessuna censura all’artista”, concluse la Commissione, raccomandando però attenzione ai “messaggi fuorvianti” sulla pedofilia, anche di un testo di una canzone, che possono “essere molto devastanti. Per il pedofilo non c’è perdono”. L’artista, che aveva spiegato che la canzone parla di “umanità, una parola importante da capire, la scopre solo il bambino, che non ha sovrastrutture”, in un’intervista al quotidiano “Avvenire” aveva ulteriormente precisato che la bambina, “davanti al vecchio pazzo che dopo la violenza le muore sotto gli occhi, esercita quella pietas cristiana di cui invece la società nella sua spasmodica ricerca del mostro ha perso traccia”.

19. Un altro amore (2002)

Una citazione anche per un brano di Paoli composto nel terzo Millennio. Terzo classificato al Festival di Sanremo e premiato per il miglior testo.

20. Me in tutto il mondo (1961)

Chiudiamo con quest’altra canzone del periodo d’oro di inizio anni Sessanta, autentica perla musicale ripresa poi anche dalla stessa Ornella Vanoni, che come “Averti addosso” è ricca di immagini poetiche rapportate al quotidiano.

Gli aneddoti più famosi su Gino Paoli

Il colpo di pistola al cuore

L’11 luglio 1963, anche a causa di una serie di difficoltà e di crisi sentimentali, nel pieno del successo, Gino Paoli tentò il suicidio sparandosi al petto.

Una storia molto diversa e soprattutto… finita bene, rispetto a quella dell’amico Luigi Tenco che nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967 fu trovato nella camera 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo, durante i giorni del diciassettesimo Festival della canzone italiana, poco dopo l’eliminazione del suo brano “Ciao amore ciao”.

“Avevo tutto, ma non sentivo più niente.”

La pallottola non fu mai rimossa e rimase nel corpo di Gino Paoli per tutta la vita.

“Il suicidio è l’unico, arrogante modo dato all’uomo per decidere di sé. Ma io sono la dimostrazione che neppure così si riesce a decidere davvero.”(Corriere della Sera, 12 dicembre 2005)

Da più parti si legge che quel colpo al cuore fosse legato alla sua storia d’amore clandestina con l’attrice, allora giovanissima, Stefania Sandrelli.

Aveva solo 15 anni quando vide il cantautore per la prima volta. Avvenne alla Bussola, celebre locale della Versilia, dove con la fascia di “Miss Viareggio” da poco conquistata si era fatta portare per festeggiare il suo compleanno. Lui era già sposato e aveva trent’anni, ma evidentemente quell’incontro era comunque destinato a cambiare la sua vita.

Sembra che i versi di Sapore di sale “quel gusto un po’ amaro di cose perdute” si riferissero alla sua paura che quel sentimento volgesse al termine… Stefania correrà da lui dopo il tentato suicidio dicendogli:

“Non è vero che mi ami, altrimenti non l’avresti fatto, rischiando di non vedermi più”.

Sarà al suo fianco nella convalescenza, insieme ad Anna Fabbri, che era ancora sua moglie, ma anche di Ornella Vanoni, con la quale Gino aveva già intrapreso una nuova relazione.

Quando nel 1964 in Svizzera nascerà Amanda, Stefania era ancora minorenne e nello stesso anno nasceva anche Giovanni, figlio di Paoli e della moglie Anna. Uno scandalo gigantesco per l’Italia di quegli anni, ma la loro relazione tra alti e bassi andrà avanti fino al 1968, quando Stefania decide di troncare definitivamente.

L’amore di Gino Paoli con Ornella Vanoni

La relazione con Ornella Vanoni fu tra le più celebri della musica italiana: intensa, tormentata e artistica. Molte canzoni nacquero proprio da questa storia.

“Per capire un talento vero, serve che lo capisca un altro talento.”

È successo questo con Ornella e, lui racconta, “anche quando ho portato per la prima volta Lucio Dalla in RCA che era piccolo e brutto e nessuno lo voleva”.

Gino Paoli racconta anche della sua enorme ammirazione per Elis Regina, cantante brasiliana morta molto giovane, con un cuore enorme e con cui le sarebbe piaciuto duettare.

La scuola genovese

Paoli fu protagonista di un fermento musicale, culturale e letterario unico insieme a:

  • Fabrizio De André
  • Luigi Tenco
  • Bruno Lauzi
  • Umberto Bindi

Un gruppo che rivoluzionò la canzone italiana rendendola più poetica, autentica e al tempo stesso introspettiva.

Con Bindi abbiamo scritto due/tre canzoni insieme, tra cui “Il nostro concerto” e “Il mio mondo”.

Muovendo i primi passi come cantante da balera, per poi formare una band musicale proprio con gli amici Luigi Tenco e Bruno Lauzi “I Diavoli del Rock”. In quel periodo collaborarono spesso anche con il musicista e compositore Gian Franco Reverberi, nonché Fabrizio De André e lo stesso Umberto Bindi.

Grazie a Paoli e ai suoi “quattro amici” nasce così, a Genova, la canzone d’autore, forma di espressione musicale rivoluzionaria che mira a esprimere sentimenti e fatti di vita reale con un linguaggio non convenzionale.

Con loro, insomma, la canzone cessa di essere puro intrattenimento e abbandona l’oleografia per diventare forma d’arte a tutti gli effetti.

“Anche Pietro Germi e Vittorio Gassman ‘partono’ da quella Genova.”

Il successo internazionale

Il brano “Il cielo in una stanza” entrò persino nella Billboard americana e fu reinterpretata in diverse lingue. La stessa Mina e Connie Francis (all’anagrafe Concetta Rosemarie Franconero, italoamericana) cantarono “This world we love in” (con adattamento a cura del cantautore americano Don Raye) mentre la modella e cantante Carla Bruni incise “Le ciel dans une chambre”.

Qui una brillante incisione di “Senza fine”, già nel 1964, da parte del grande chitarrista americano Wes Montgomery con orchestra.

Biografia di Gino Paoli: gli aspetti più importanti

Le origini

Gino Paoli nacque il 23 settembre 1934 a Monfalcone, in provincia di Gorizia, figlio di un ingegnere navale che nelle ore libere cantava da tenore e di una casalinga che coltivava la pittura e la musica. Ma crebbe a Genova, città che influenzò profondamente la sua poetica. Non a caso quasi tutti lo credono e lo definiscono “cantautore genovese”, e per molti versi lo è.

Gli inizi difficili

È proprio a Genova, dove si è trasferito da bambino, che Gino, dopo aver fatto il facchino, il grafico pubblicitario e – raggranellando più premi che quattrini – il pittore, debutta come cantante di balera.

Gino Paoli Le canzoni per Emmeti

Finché, a un certo punto, la gloriosa casa Ricordi, che aveva tenuto a battesimo Bellini e Donizetti, Verdi e Puccini, decise di estendere la propria attività alla musica leggera e scritturò questo cantante dalla strana voce miagolante.

I lavori di Gino Paoli prima del successo

Questi quindi, gli altri lavori dell’autore di “Sapore di sale”:

  • grafico pubblicitario
  • pittore
  • facchino

Una gavetta che senza dubbio contribuì ad alimentare la sua sensibilità artistica, mostrandogli la vita quotidiana da svariate angolazioni.

Il debutto e il successo

Alla fine degli anni ’50 firmò con Dischi Ricordi insieme ad altri giovani cantautori. Il vero successo arrivò nel 1960 con “Il cielo in una stanza”.

Gli anni ’60: il periodo d’oro

Scrive alcune delle canzoni più importanti della musica italiana:

  • Senza fine
  • Sapore di sale
  • Che cosa c’è

Gli anni ’70 e la maturità artistica

Dopo un periodo di crisi personale, confrontandosi con quel tentativo di suicidio e con problemi legati all’alcol, torna con opere più mature e riflessive.

Gli anni ’80 e ’90: il ritorno al grande pubblico

Con “Una lunga storia d’amore” e “Quattro amici” torna al successo popolare.

L’impegno politico

Nel 1987 Gino Paoli si presenta alle elezioni politiche, venendo eletto come deputato fra le file del Partito Comunista Italiano, che il il 3 febbraio 1991 diventerà Partito Democratico della Sinistra (PDS) per iniziativa del segretario Achille Occhetto, anche se in Parlamento Gino Paoli si iscrive al Gruppo Indipendente di Sinistra in quanto non si è mai tesserato in alcun partito politico. Nel 1992 Gino Paoli chiuderà la sua parentesi politica.

Gino Paoli e la SIAE

Gino Paoli è stato presidente della SIAE dal 17 maggio 2013 al 24 febbraio 2015, allorché si dimise da tale incarico in seguito alle accuse di presunta evasione fiscale dichiarando alla stampa:

“Non ho commesso reati.”

Il suo programma era incentrato sul contrastare la pirateria e continuare a favorire il diritto d’autore.

Il figlio di Gino Paoli deceduto nel 2025 e gli altri figli

Il 7 marzo 2025 muore a Milano, all’età di 60 anni, Giovanni Paoli, giornalista e figlio del cantautore colpito da un infarto. Nato a Genova nel 1964 dal primo matrimonio tra Gino Paoli e Anna Fabbri, da giovane aveva anche seguito le orme artistiche del padre, suonando nella band che lo accompagnava durante i concerti, poi si è dedicato completamente al giornalismo.

Altri quattro sono i figli che Gino Paoli ha avuto da diverse relazioni: Amanda Sandrelli, nata anche lei nel 1964 come Giovanni dalla relazione con l’attrice Stefania Sandrelli, Nicolò (1980) e, Tommaso (1992), Francesco (2000) nati dal matrimonio con la moglie Paola Penzo, sposata nel 1991 e sua compagna fino alla morte.

Mia moglie 50 anni fa (1973) ha deciso che ero io e non c’è stato verso di farle cambiare idea!

Si sono già scatenate le voci sul possibile patrimonio che andrà in eredità, ma è davvero difficile quantificarlo. Nel 2013, ad esempio, da un’analisi della Siae emergeva che il cantautore fosse tra i più remunerati, con circa 450mila euro l’anno, incassati solo dai diritti d’autore. Tutto dipenderà dalle disposizioni contenute nel testamento del cantautore anche se è probabile che il patrimonio verrà suddiviso appunto tra gli eredi legittimi.

Gino Paoli e famiglia nel 2025
Gino Paoli in una recente foto di famiglia

Quante volte Gino Paoli è andato a Sanremo

A Sanremo Gino Paoli è giunto per la prima volta nel 1961. Questo il riepilogo delle sue partecipazioni:

  • 1961 “Un uomo vivo” in coppia con Tony Dallara
  • 1964 “Ieri ho incontrato mia madre”
  • 1966 “La carta vincente”
  • 1967 “Il tuo viso di sole”
  • 2002 “Un altro amore”
  • 2019 è ospite a Sanremo Young

Gli ultimi anni

Negli ultimi decenni continua a esibirsi e a scrivere, diventando una figura simbolica della musica italiana. Sconfinato e sempre più palesato anche dal vivo il suo amore per la musica jazz.

Nel 2007 viene pubblicata la raccolta “Milestones – Un incontro in jazz”, che testimonia la consolidata collaborazione di Gino Paoli con alcuni dei maggiori jazzisti italiani, tra cui Enrico Rava, Danilo Rea, Flavio Boltro, Rosario Bonaccorso e Roberto Gatto.

L’ultima intervista di Gino Paoli al TG1 (dicembre 2023)

Qui il link all’ultima intervista integrale per il TG1, in cui tra le altre cose dice “ormai i miei amici sono tutti morti”, e che se avesse potuto averli tra “gli amici al bar” sicuramente pensa al cantautore francese Georges (Charles) Brassens e allo scrittore americano Henry Miller. Di lui dice che il libro “Il tropico del cancro” è stata una delle sue passioni verso i 18 anni.

Sempre a proposito di libri, parla della sua recente autobiografia come di “un libro poco edificante”, a causa della sua vita “non molto etica”.

Significativa poi, l’esperienza della guerra, essendo nato nel ’34 e avendo già 9 anni quando l’Italia era sotto i bombardamenti.

“La guerra non si supera, perché ti lascia un imprinting, ti mostra quanto la vita sia provvisoria. Della mia generazione tre amici si sono ammazzati, tanto è quella ‘confidenza’ con la guerra che ti porta una nuvola nera nella testa. Perché quando esci dal rifugio non sai ancora se troverai ancora la tua casa ancora sana oppure distrutta.”

L’eredità artistica di Gino Paoli

Gino Paoli lascia un patrimonio musicale immenso.

Le sue canzoni hanno:

  • rivoluzionato il linguaggio della musica italiana
  • raccontato l’amore in modo autentico e diretto
  • continuato a essere reinterpretate da nuove generazioni

È stato uno dei primi a trasformare la canzone in poesia contemporanea, anticipando un modo di scrivere che avrebbe influenzato tutta la musica d’autore italiana.

Conclusione

Con la morte di Gino Paoli, l’Italia perde non solo un artista, ma un narratore dell’anima. Dalle atmosfere intime de “Il cielo in una stanza” alla malinconia di “Sapore di sale”, la sua musica continuerà a vivere, attraversando il tempo “Senza fine”.

24 Marzo 2026
  • 27
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27 Comments

  1. by Giovanni 6 Aprile 2026 01:36

    Grazie per le notizie e per la foto di famiglia. Da notare la signora con gli occhiali, come abbraccia Amanda, dovrebbe essere la prima moglie Anna Fabbri che la stessa Amanda dice essere stata una seconda madre per lei, nei cinque anni che Stefania non poteva occuparsene, Grande donna Anna per questo e aver aver sopportato tutte le “scappatelle” di Gino. Da notare il sorriso dei figli, uguale a quello del padre.

    • by Redazione 7 Aprile 2026 16:09

      Grazie anche a lei per questo commento

  2. by Manuela 30 Marzo 2026 13:38

    Articolo molto ben scritto che racconta la vita e i sentimenti di Gino Paoli!un autore che rimarrà immortale nella storia tra i grandi del genere umano!

    • by Redazione 30 Marzo 2026 14:20

      Grazie, allora quei “4 amici al bar con la voglia di cambiare il mondo” qualche segno l’hanno certamente lasciato :))

  3. by Manuela 30 Marzo 2026 13:33

    Articolo che descrive perfettamente la vita e i sentimenti di Gino Paoli! Un artista che rimarrà unico e immortale nella storia del genere umano!

  4. by Rosa Graziuso 28 Marzo 2026 19:09

    Grazie per questa “immersione” … si legge il tutto quasi in apnea, affascinante essere accompagnati a conoscere i vari aspetti di questa vita così intensa, da “extraterrestre”, intrisa di emozioni e vibrazioni fuori dall’ordinario – Grazie

    • by Redazione 30 Marzo 2026 09:13

      Beh, se è stato letto tutto d’un fiato siamo davvero contenti dell’interesse che ci avete trovato, grazie!!

  5. by Gianni 27 Marzo 2026 12:31

    E’ un articolo che ho letto molto volentieri, mi ha regalato notizie che ignoravo e adesso la voglia di riascoltare le belle canzoni di Gino Paoli é cresciuta enormemente.
    Grazie mille.

    • by Redazione 27 Marzo 2026 16:34

      Grazie, allora speriamo di aver strappato “Un sorriso gratis” anche a Gino da lassù :))

  6. by Armando 27 Marzo 2026 11:31

    Una sintesi esauriente dell opera dell autore del quale coglie gli aspetti e le dimensioni umane. Autobiografia da cui trasuda il sapore di una poetica originale quanto evocativa di un epoca della musica leggera intrisa di contraddizioni e messaggi all evoluzione sociale che l accompagna. Bravo per la sensibilità espressa con semplicità e verità.

    • by Redazione 27 Marzo 2026 11:46

      Grazie per la lettura e il generoso riscontro.

  7. by Raffaella 26 Marzo 2026 21:51

    Davvero completo ed esauriente. Ignoravo molte vicende tra cui quella legata alla canzone Il pettirosso. Ho scoperto anche altri articoli molto belli in questo blog. Bravi

    • by Redazione 27 Marzo 2026 09:58

      Grazie, è un lavoro che nel tempo ha coinvolto molti degli insegnanti della scuola e che contiamo di portare avanti anche incoraggiati dai risultati che questi articoli riscontrano sui motori di ricerca.

  8. by Rick 26 Marzo 2026 16:38

    Bell’articolo. L’ho letto molto volentieri. Ricco di aneddoti e curiosità che poi viene voglia di andare ad ascoltare tutti i brani citati gustandoli uno a uno. Grazie

    • by Redazione 26 Marzo 2026 20:23

      Allora abbiamo raggiunto l’obiettivo, che era appunto questo, grazie!!

  9. by giuseppe 26 Marzo 2026 10:31

    Articolo completo e ben fatto. Indimenticabile l’omaggio che Wes Montgomery fece al suo “Senza fine”

    • by Redazione 26 Marzo 2026 12:33

      Andiamo subito ad ascoltarlo, grazie :))

  10. by Simona 25 Marzo 2026 13:40

    Complimenti per la cura con cui e’ stato scritto questo articolo così ricco di informazioni e curiosità. Un viaggio dentro ” Gino Paoli”

    • by Redazione 25 Marzo 2026 14:59

      Esatto: è un viaggio che abbiamo fatto mentre scrivevamo queste righe e che invitiamo tutti a compiere, a partire da ognuno dei suoi dischi.

  11. by giuseppe 25 Marzo 2026 12:56

    Complimenti agli autori, un articolo completo e ben fatto. Mi ha dato modo di conoscere in maniera più approfondita l’artista.

    • by Redazione 25 Marzo 2026 13:25

      Grazie per averlo letto fino in fondo :))
      Ci ripromettiamo di aggiungere ancora qualche altra informazione nei prossimi giorni.

  12. by antonello 25 Marzo 2026 07:26

    Quella con Ornella Vanoni è stata “una lunga storia d’amore” e quella del grande Gino Paoli sarà senz’altro una “vita senza fine”!

    • by Redazione 25 Marzo 2026 09:41

      Una storia indubbiamente generativa di arte e bellezza, fatta anche di memorabili live in coppia.

  13. by Manno Chiaffredo 24 Marzo 2026 23:56

    Grazie. Molto bello per essere un articolo a “caldo”. Spero di leggere qualcosa di molto più corposo quanto prima. Credo che i suoi siano stati 66 anni dedicati alla musica quindi ci sono storie immense da poter raccontare. Spero a presto.

    • by Redazione 25 Marzo 2026 09:40

      Sicuramente sarà un articolo costantemente aggiornato, su cui poter tornare per raccogliere sempre nuove informazioni e spunti di riflessione :))

  14. by Michele Pagano 24 Marzo 2026 20:50

    Articolo molto ben fatto che racconta Paoli e la sua storia (in particolare la sua vita artistica) con puntualità e chiarezza. Ottimo lavoro

    • by Redazione 24 Marzo 2026 22:13

      Grazie per averlo letto e per il positivo riscontro. Meritava questo approfondimento e una ricerca accurata fra le varie informazioni diffuse in rete.

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