Studio del pianoforte

1) A che età si impara a suonare il pianoforte (o tastiera con tasti pesati) e utili consigli sullo spazio a casa per iniziarne lo studio

“Ma serve proprio un pianoforte per imparare a suonarlo?!”

Questa è la domanda di alcuni genitori apprensivi in attesa che il proprio pargolo di 5, 6 o 7 anni termini la sua prima lezione di strumento, già prima di iniziare lo studio del pianoforte. Ebbene sì: per imparare a suonare e studiare il pianoforte – proprio così! – serve il pianoforte. All’altra consueta domanda “A che età si può iniziare a studiare il pianoforte” ci sentiamo di rispondere che sarebbe consigliabile in precedenza, ovvero dai 4 ai 6 anni, frequentare un corso di propedeutica musicale. Solitamente questo tipo di corsi, oltre a privilegiare comunque la dimensione ludica, tende a far esplorare più strumenti musicali e suoni diversi. La scelta finale dello strumento da parte del bambino avviene così in modo più consapevole.

Domanda per lo studio del pianoforte. Meglio un piano verticale, una tastiera con 88 tasti pesati o una tastiera dinamica, quali sono le differenze, i vantaggi e gli svantaggi?

In alternativa al pianoforte verticale, può andare bene anche una tastiera o piano digitale, ma preferibilmente da 88 tasti, e possibilmente “tasti pesati” cioè simili, come pressione richiesta, a quelli del pianoforte. Il meccanismo dei tasti pesati riproduce in qualche modo quello del pianoforte. La tastiera dinamica non va invece confusa con quella pesata, in quanto risulta molto più “morbida” e meno resistente sotto le dita, anche se a seconda del tipo di pressione assicura una variazione di volume del suono prodotto.

Tastiera 88 tasti pesati
Foto di Ekaterina Bolovtsova (Pexels)

Studiare il pianoforte senza averlo a casa sarebbe un po’ come pensare di imparare una lingua straniera semplicemente dedicandole un’ora a settimana, o pretendere un bel voto all’interrogazione soltanto provando a ricordarsi ciò che era stato detto a lezione la settimana precedente!

Per questa ragione l’Istituto Musicale Arcangelo Corelli offre a tutti i propri allievi in comodato d’uso a domicilio (a un costo simbolico di 20 €/mese, trasporto incluso!) pianoforti verticali di ottima qualità e grandi marche come Yamaha, Petrof, August Forster, Zimmerman, Young Chang, ecc…

2) Prima dello studio… la curiosità verso il pianoforte e il suo timbro

“Al cuore non si comanda”, e la stessa cosa può dirsi delle passioni. Non possiamo sapere in anticipo se un’attività – come nel caso specifico dello studio del pianoforte – ci appassionerà o no. Ma certamente possiamo provare un certo “interesse” per lo strumento o per il suono che esso produce. Questo è senza dubbio un ottimo punto di partenza. Il resto dipende da tanti fattori, il più importante dei quali è la voglia di trascorrere il giusto tempo sullo strumento e sperimentare (vedi punto successivo). La passione vera e propria potrà sopraggiungere gradualmente o esplodere all’improvviso, a patto che ci si dedichi, possibilmente, giorno per giorno.

Pianista in concerto
Foto di Nataliya Vaitkevich (Pexels)

3) Disponibilità a esercitarsi a casa nello studio del pianoforte, possibilmente ogni giorno, anche per poco tempo

Chiariamo una cosa: non è mai esistito al mondo essere umano che abbia imparato a fare qualcosa senza dedicarcisi con costanza. Nel caso specifico di uno strumento musicale, neanche solo studiandolo a spizzichi e bocconi. Bisogna partire dal presupposto che, se si vogliono dei risultati (che comunque non sono mai così rapidi come talvolta erroneamente ci si aspetta…), bisogna necessariamente dedicarsi alla materia. In altre parole: “fare esperienza” sul campo, “sporcarsi le mani” – non letteralmente, certo, per il bene del vostro pianoforte! :)) Non basta pensare a quanto ci piace o ci piacerebbe suonare bene – anche se è un buon presupposto, come dicevamo prima.

Lo studio del pianoforte oggi è più difficile?

Al giorno d’oggi – e chi vi scrive ha un’età sufficientemente avanzata per fare la differenza con la giovinezza di quasi due generazioni fa! – è paradossalmente difficile riuscire a conquistarsi (davvero) qualcosa. Basta ordinare online o, per restare in tema, collegarsi su Spotify per ascoltare un po’ di musica, spesso anche quella non richiesta! Studiare uno strumento musicale, invece, oltre a stimolare e migliorare le prestazioni in tutti gli altri campi (diversi studi scientifici lo dimostrano), può rappresentare anche un’ottima occasione per ritrovare – o abituare sin da subito, nel caso di un bambino – il piacere della conquista! Pensiamo ad esempio che J.S.Bach, per andare ad ascoltare un organista suo contemporaneo di grossa fama, si è fatto a piedi quasi 400 km, camminando per giorni interi… e senza Google maps!

Coordinamento delle mani sul pianoforte
Foto di Juan Pablo Serrano Arenas (Pexels)

4) Pazienza e costanza

Ripetiamolo ancora, quindi: per lo studio del pianoforte servono pazienza e costanza. I risultati arriveranno gradualmente, talmente gradualmente che al diretto interessato non sembrerà nemmeno di stare progredendo – ma a chi lo ascolta sì! L’ideale sarebbe mettersi davanti allo strumento tutti i giorni, inizialmente anche per poche decine di minuti (molto dipende anche dall’età dell’allievo), e con la massima concentrazione. In ogni caso, se non si riesce proprio tutti i giorni, è importante imparare a gestire lo studio nell’arco della settimana.

Un errore da evitare nello studio del pianoforte

In ogni caso, mai e poi mai tralasciare lo studio durante i primi giorni dopo la lezione, per pensare di recuperare subito prima della lezione successiva! Le cose dette, spiegate e provate durante l’ora passata con l’insegnante non vanno assolutamente perse, quindi i primi giorni dopo la lezione sono quelli più importanti per memorizzare quanto appreso!!

Nota bene: qualsiasi tentativo di camuffare l’eventuale mancanza di studio risulterà agli occhi di qualsiasi docente, anche alle prime armi, certamente goffo e maldestro! Meglio essere sinceri all’inizio della lezione.

Può anche capitare di non poter studiare a sufficienza, ma solo di tanto in tanto, non può diventare un’abitudine…

5) Abitudine all’ascolto di musica “armoniosa”

Questo è un aspetto purtroppo molto sottovalutato, anche dagli stessi insegnanti. Ascoltare buona musica, fin da quando si è in fasce, sarebbe buona cosa per tutto l’arco della vita, a prescindere dal fatto che si suonerà o meno uno strumento. Anche qui ci sono diversi studi scientifici a comprovarlo. È raccomandabile far ascoltare ai propri bambini musica di diversi generi. Meglio evitare, però, quella più “rumorosa” e percussiva (la musica classica è la migliore, specie il periodo di Bach, Mozart, Beethoven), soprattutto in vista dello studio di uno strumento musicale.

6) “Musicalità” (= esperienza pregressa)

L’ascolto è importantissimo anche per arricchire quel bagaglio sonoro (già in parte precostituito) di ognuno, che tornerà utile all’allievo quando dovrà tirar fuori dal suo pianoforte qualsiasi musica egli vorrà suonare.

Non occorrerà “spiegargli” – se mai fosse possibile farlo – cos’è il senso del ritmo, o lavorare troppo sull’intonazione, perché egli saprà già gestire “naturalmente” le due cose.

Da quale età “siamo pronti” alla musica, ancor prima di poter suonare il pianoforte?

La musica e il ritmo, per dirla tutta, cominciano con la nascita. Anzi, prima. L’orecchio, infatti, è già perfettamente formato, fin dal settimo mese di gravidanza, per cui siamo già in grado di ascoltare i suoni addirittura prima di venire al mondo. La vista, invece, comincia a funzionare solo dopo diverse settimane dalla nascita. Quella che chiamiamo “musicalità” non è altro che il bagaglio già acquisito di esperienza musicale che, volontariamente o meno, i genitori trasmettono ai propri piccoli attraverso l’interazione che creano con essi a livello sonoro, con le vocine, le filastrocche, ecc. (baby-talk è il nome scientifico).

Studiare il pianoforte e ascoltare musica fin da bambini
Foto di Ketut Subiyanto (Pexels)

Proprio per questo è importante creare in anticipo le condizioni che predispongano il bambino allo studio della musica – e, perché no, anche l’adulto – attraverso per esempio la fruizione di concerti. Ciò nondimeno, è possibile comunque migliorare qualsiasi aspetto musicale, come ritmo e intonazione, a qualsiasi età e con qualsiasi “passato” sonoro.

7) Consapevolezza degli effetti positivi che lo studio di uno strumento musicale come il pianoforte produce

E veniamo più nello specifico allo studio del pianoforte: per godere dei benefici che suonare questo strumento produce, non serve per forza mirare a diventare concertisti! Già solo imparare a leggere le note – su due pentagrammi – e riuscire a gestire più dita contemporaneamente, ma in maniera diversa l’una dall’altra è un potente toccasana per il nostro cervello, sia a livello funzionale che strutturale.

Studio del pianoforte e lettura delle note dal doppio pentagramma
Foto di Anastasia Kolchina (Pexels)

Studiare il pianoforte fin da bambini, ma anche da adulti, fa bene al cervello e a tutta la persona

Ci aiuterà anche a prevenirne l’invecchiamento e l’eventuale manifestarsi di malattie neurodegenerative. Difatti, secondo uno studio pubblicato sul Journal of American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, suonare uno strumento porta a una modifica delle aree motorie, a un ingrossamento corticale nelle aree del cervello interessate nel funzionamento esecutivo e al controllo e all’elaborazione delle emozioni. Inoltre è un’occasione per favorire la propria creatività e rafforzare l’autostima, attraverso il legame sempre più stretto tra impegno profuso e risultato raggiunto. Riduce lo stress e migliora l’umore.

8) Fidarsi dell’insegnante

Partiamo da un concetto: se andiamo da un insegnante, è perché immaginiamo che l’insegnante ne sappia più di noi. Egli ha studiato per anni e anni, lavorando innanzi tutto su se stesso. Infatti questi anni di studio personale del pianoforte si aggiungono a pieno titolo al bagaglio generale di esperienza didattica di un insegnante. Si è dedicato poi alla condivisione del suo sapere, magari facendo corsi specifici, non solo per insegnare lo strumento, ma anche di psicologia e pedagogia. Per quanto si possa sempre incappare, purtroppo, in docenti “poco inclini” all’insegnamento, o anche semplicemente poco empatici nei confronti dei loro discenti, è sempre fuori luogo volersi mettere al loro posto!

La fiducia sarà ampiamente ripagata…

Dare fiducia al proprio insegnante, accogliendo ciò che lui pensa vada meglio per noi, o per i nostri figli, è senz’altro il modo migliore per instaurare un rapporto sano, duraturo e proficuo. Se poi così non fosse, si fa sempre in tempo a cambiare maestro!

9) Disponibilità ad ascoltarsi…

Quest’ultimo è un invito rivolto più agli adulti che ai bambini. Loro, per natura, sperimentano e scoprono se stessi e il mondo che li circonda senza porsi troppe domande, riuscendo in questo molto meglio dei grandi. Con l’arrivo dell’età adulta, invece, certi meccanismi si cristallizzano e vengono a formarsi quegli automatismi necessari alla sopravvivenza, ma che possono costituire un impedimento alla ricerca di noi stessi e quindi alla nostra creatività.

Cosa serve per iniziare lo studio del pianoforte?

Per intraprendere in maniera efficace un corso di strumento musicale, occorre avere il coraggio di mettersi a nudo. Serve cioè spogliarsi di tutto ciò che ci allontana dal piacere di fare, al meglio delle nostre possibilità, la musica. Rivedere cioè se stessi, guardandosi dentro, ascoltandosi, ri-scoprendosi emotivamente, sentendosi fisicamente, rispettandosi fisiologicamente, riflettendo sulla propria cognizione e innalzandola a meta-cognizione.

Richiede un grosso sforzo di umiltà, sia da parte dell’allievo, sia da parte del docente che, conscio di tali difficoltà, accompagnerà il suo pupillo in questo cammino all’inizio difficoltoso, a tratti impervio, ma potenzialmente ricco di tesori di impagabile delizia.

GUARDA QUI DEI VIDEO SPECIFICI SULLA BIOTECNICA PIANISTICA.

A CURA DI: Claudio Galassi

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27 Agosto 2021
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